I veri evasori usano il contante? (Quarta Parte)

I veri evasori usano il contante?
Ecco perché i più grandi evasori vogliono convincerci ad utilizzare la moneta elettronica.

Ci siamo chiesti, nella Prima Parte dell’articolo, chi fossero i veri evasori fiscali. Abbiamo visto che i principali paladini della War on Cash, la guerra al contante, quelli che sbandierano ipocritamente il pretesto della tracciabilità relativa alla moneta elettronica come soluzione contro i furbetti che non pagano le tasse, sono i primi ad essere invischiati nel riciclaggio di denaro sporco, truffe finanziarie e frodi fiscali. E gira e rigira, sono i soliti sporchi banchieri.
Nella Terza Parte dell’articolo è stato dimostrato almeno uno dei reali motivi per cui le banche siano interessate a diffondere l’uso dei soldi virtuali, e come stiano cercando di cammuffare il tutto con le tesi e le scuse più ridicole: la maggior sicurezza nei pagamenti, la riduzione del furti e delle rapine, l’inquinamento, l’alluvione, i topi.
Peccato che a smentire le colossali balle sulle presunte virtù della moneta elettronica sia stata proprio una banca, la Bundesbank, nella International Cash Conference (Conferenza Internazionale sul Contante) e nel Cash Symposium (Simposio sul Contante) del 10 ottobre 2012, dichiarando fra le altre cose che «il tipo di pagamento in contanti è il più naturale». Infatti nella Grande Germania l’80% dei pagamenti è fatto in contanti.

Cominciamo a vedere quali siano le vere ragioni della guerra al contante, ormai un chiaro pretesto per imporci la moneta elettronica.
Uno dei motivi è che nei pagamenti in contanti le banche non ci guadagnano niente. Imponendo le transazioni elettroniche gli sporchi banchieri satanici potranno lucrare pure sulla mancetta che il nonno regala al nipote, sul caffè mattutino consumato al bar o sul prestito di un paio d’euro da parte dell’amico per comprarsi le sigarette. Come dimostrato nell’articolo precedente, con pochi passaggi le banche si mangerebbero in questo modo tutta la ricchezza iniziale. Fra parentesi ci piacerebbe far notare ai vari pensionati che commentano sul sito della lista dei Bravi Fessi futuri elettori di Mario Smonti, entusiasti del passaggio obbligato alla moneta elettronica («Ho settant’anni e non avere contanti in casa mi farebbe sentire più sicuro»), che anche il nipotino sarà obbligato ad utilizzare il POS per ricevere la famosa mancetta.
Un’altra ragione dell’imposizione della moneta elettronica è da ricercare nei costi di gestione del contante: la stampa, la distribuzione ed il trasporto delle banconote costa all’Europa circa 50 miliardi di euro all’anno, 10 dei quali solamente in Italia (circolano in Europa 857 miliardi di euro divisi in oltre 14 miliardi di banconote). Eliminando il cartaceo, le banche eliminerebbero anche quel poco di valore intrinseco delle banconote ossia il costo del materiale e quello di produzione, circa 30 centesimi di euro a banconota, beneficiando completamente del signoraggio sul valore nominale della cartamoneta. Per chi non lo sapesse sono le banche centrali ad emettere le banconote; allo Stato, privato della sovranità monetaria, è rimasta solo l’amara (ed inutile) consolazione relativa all’emissione delle monete metalliche attraverso la Zecca.

Uno dei motivi principali per cui i banchieri vogliono eliminare il contante ed imporre la moneta elettronica è per scongiurare il bank run, la famigerata corsa agli sportelli, fenomeno tipico durante una crisi finanziaria. Questo succede, generalmente, quando un elevato numero di clienti ritira i propri depositi contemporaneamente per paura dell’eventuale insolvenza della banca. La maggior parte delle persone pensa di mettere al sicuro i propri risparmi depositandoli in banca, non conoscendo i meccanismi della riserva frazionaria, una delle più grandi truffe a livello mondiale.
Le banche, infatti, non hanno realmente in cassa i soldi depositati dai propri clienti. Queste organizzazioni criminali investono o prestano a terzi, ovviamente a interessi usurai, i soldi che le persone le affidano convinte di proteggere i propri risparmi. Basta la paura di una crisi o di un crack finanziario per far correre i risparmiatori a reclamare i propri depositi e accorgersi che i propri denari non ci sono più. Il bello è che la banca non ha nemmeno l’obbligo di restituirli poiché, secondo il codice civile, ne è diventata la proprietaria. Il sistema della riserva frazionaria si regge praticamente sulla fiducia e l’ignoranza della gente.
Sostituendo banconote fisiche con bit elettronici, le banche potranno creare denaro dal nulla senza limiti fisici, prestando gli stessi soldi contemporaneamente a più soggetti. Tanto per capirci, nel mondo fisico dei comuni mortali uno non può prestare la stessa banconota contemporaneamente a più persone. Però smaterializzando i quattrini in impulsi elettronici, questi potranno essere virtualmente clonati infinitamente senza limiti, dando la possibilità agli istituti di credito di essere gli unici a aver la facoltà di compiere la magia, il miracolo, di poter prestare la stessa cosa più volte simultaneamente, lucrandoci pure con gli interessi.
C’è da dire che le banche sono già in grado di stampare denaro dal nulla, non avendo più obbligo della copertura aurea dal 1971 (data della fine degli accordi di Bretton Woods) e potendo in teoria emettere quantità infinita di banconote, con il solo limite fisico della carta disponibile sul pianeta. Con la moneta elettronica queste bande criminali potranno clonare illimitatamente la stessa banconota virtuale, vendendo e prestando qualcosa che non esiste, senza neanche il vincolo minimo della carta.

Ma la ragione più profonda dell’imposizione della cashless society, la società senza contante, è quella del controllo totale della popolazione. Con la moneta elettronica le élites mondiali potranno sorvegliarci completamente, studiare i nostri gusti, spiarci negli acquisti, nei nostri movimenti sul territorio, nelle nostre relazioni. Saremo soggetti al marketing estremo, quello su misura, non avremo scampo alla manipolazione e al bombardamento pubblicitario. Vivremo in un inquietante stato di polizia permanente, vigilati costantemente da oscure entità sovranazionali. Senza considerare che tra una moneta elettronica su un pezzo di plastica come una carta di credito ed un microchip sottocutaneo il passo è breve.

Approfondiremo questo minaccioso ed inquietante aspetto nel prossimo articolo, la Quinta Parte.

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10 risposte a I veri evasori usano il contante? (Quarta Parte)

  1. Roberto Proietti Checchi ha detto:

    NON MOLLATE MAI !!!, non mi sento più solo, la vostra lotta è la mia lotta.

    • sporchibanchieri ha detto:

      Non ti preoccupare, come abbiamo detto, al massimo le molliamo ogni tanto però non puzzano.
      Ihr Kampf ist mein Kampf, detto in tedesco ricorda il nipote di Rothshit.
      Grazie del supporto, ricambiamo ed aggiungiamo: «La mia traccia è la tua traccia, la mia tana è la tua tana, la mia preda è la tua preda, e la tua lotta mortale sarà la mia lotta mortale». Fratel Bigio:.

    • Sonia ha detto:

      Non ti preoccupare ci pensano i bocconiani!!!!!!!!! Grandi cervelli!!!!!!!!

  2. Mauro Poggi ha detto:

    “…allo Stato, privato della sovranità monetaria, è rimasta solo l’amara (ed inutile) consolazione relativa all’emissione delle monete metalliche attraverso la Zecca”. Oltretutto con un valore facciale che a stento copre materia prima e costi di produzione. Non per nulla è una prerogativa che Eurolandia ha lasciato agli Stati molto volentieri.

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