Le banche prestano soldi agli evasori fiscali cinesi

Prestiti facili agli evasori fiscali cinesi
Soldi di dubbia provenienza a copertura di mutui e prestiti facili?

Cosa si sono sentiti dire ultimamamente la maggior parte dei cittadini, artigiani, commercianti e piccoli o medi imprenditori italiani, recandosi in banca per chiedere un mutuo o un prestito? «Di questi tempi non possiamo erogare mutui come una volta» oppure «Avete un posto di lavoro fisso? Delle garanzie?». E quante di queste persone o imprese si sono viste rifiutare il finanziamento, anche se, per esempio, erano creditrici nei confronti dello Stato?
La sfortuna degli italiani, a quanto pare, sarebbe quella di non essere cinesi. Infatti, secondo le indagini della polizia municipale promosse dal Comune di Prato, relative al programma di lotta all’evasione fiscale, negli ultimi anni le banche della zona avrebbero elargito 200milioni di euro a cittadini cinesi in apparenza privi di garanzie o con dichiarazioni dei redditi irrisorie.

Tanto per fare qualche esempio, c’è quello di una donna di nazionalità cinese che ha ricevuto un muto di 250mila euro nel 2006, nonostante avesse dichiarato un reddito di 227 euro nel 2005 e di due o tremila euro negli anni precedenti, senza nemmeno uno straccio di persona a garanzia del prestito, almeno ufficialmente. In un altro caso il garante c’è, anche lui cinese, ma risulterebbe ancora più povero del mutuatario: a fronte di un muto di 285mila euro, la persona che doveva garantire il tutto ha dichiarato redditi per 1125 euro nel 2011 e settemila euro nel 2010. In un altro esempio il garante con i soldi c’è. Peccato che ad una verifica più approfondita sia scattato l’accertamento per omesso versamento IVA. Nel caso di un’altra cinese a cui avevano concesso un mutuo immobiliare, la polizia municipale ha sequestrato l’immobile perché adibito ad affittacamere abusivo.
Ecco le parole dell’assessore Milone, fra i più agguerriti nel denunciare la vicenda: «Ci chiediamo a quanti artigiani, piccoli imprenditori, commercianti e singoli cittadini le banche attive a Prato hanno negato mutui o piccoli prestiti, nostante i nostri concittadini avessero presentato dichiarazioni dei redditi ben superiori a quelle dei cittadini di nazionalità cinese, ai quali invece sono stati elargiti mutui da circa 200mila euro ciascuno. Faremo segnalazioni anche alla Banca d’Italia per capire se siano state aggirate le norme antiriciclaggio. Quasi tutte le maggiori banche sono coinvolte. Il nostro sospetto è che a copertura dei fidi facili siano arrivati dei soldi di dubbia provenienza».
Uno dei sistemi utilizzato dagli evasori fiscali cinesi per ottenere mutui dalle banche potrebbe essere quello classico di mettere a garanzia dei prestiti soldi non dichiarati al fisco e depositati in cassette di sicurezza della stessa banca.

Chissà perché i famosi organi di controllo sembrano non accorgersi mai delle situazioni poco chiare ed illegali, e vanno spesso e volentieri a guardare il pelo nell’uovo nei cittadini onesti. Senza considerare i controlli inesistenti sui grandi evasori fiscali da parte della Banca d’Italia, che vive un perenne conflitto d’interessi, vedi ad esempio il caso Monti dei Fiaschi di Siena, ci viene spontanea qualche osservazione riguardo alla Guardia di Finanza: perché, almeno apparentemente, non hanno mai controllato (o per lo meno lo hanno fatto chiudendo parecchi occhi) la sfilza di negozi cinesi dai quali sistematicamente non esce mai uno scontrino fiscale? E stiamo parlando di intere vie principali di grandi città, come via Cavour a Roma. Però ai ristoranti italiani controllano anche il numero di tovaglioli tramite gli studi di settore e se non risulta congruo scatta subito l’accertamento.

Come sempre ci sarebbe da chiersi: chi controlla i controllori? Ricordiamoci della parole di Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana: «Il nostro sistema di vigilanza è un modello per la vigilanza europea e mondiale. Banca d’Italia ha sempre vigilato con rigore, efficienza e puntualità sul sistema finanziario italiano. E devo dire la tenuta del sistema finanziario in Italia è frutto di questo rigore e di questa vigilanza efficiente ed efficace».
Si, infatti si sono visti i risultati.

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3 risposte a Le banche prestano soldi agli evasori fiscali cinesi

  1. lavanderia legalizzata. ah… in Italia nessuno sa che fine fanno i cinesi morti, nè ospedali nè cimiteri nè agenzie di pompe funebri.

    • sporchibanchieri ha detto:

      Si scambiano i documenti con quelli morti che rimandano con le etichette appese al collo nei container che imbarcano di ritorno in Cina.
      A proposito, già che ci siamo: non fa’ scherzi con il blog. La chiusura è solo momentanea, vero?

  2. Claudio Vinci ha detto:

    L’ha ribloggato su gianclaudiodavinci.wordpress.com/2013/03/07/le-banche-prestano-soldi-agli-evasori-fiscali-cinesi e ha commentato:
    Quando mai l’etica è stata al centro delle grandi operazioni bancarie ? lo tsunami arriverà anche per loro, questo è certo.

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