Feltri, il Fatto Quotidiano e le risposte chiuse

Stefano Feltri il Fatto Quotidiano
Analisi pratica dello stile disinformativo del giornalismo italiano.

In uno dei commenti su Google+ al nostro articolo L’informazione libera dei poveri giornalisti, un utente ci mette a conoscenza dello scritto pubblicato dal giornalista del “Fatto Quotidiano” Stefano Feltri, intitolato Grillo, L’Espresso e le domande aperte. L’utente commenta: « […] ho postato un articolo del F.Q. per ribadire che la verità ha sempre molte facce!».
Ecco la Nostra risposta.

La verità chiaramente ha sempre due facce, ma alcune sono un po’ più a culo che altre.
Si inizia a giustificare tutto questo assalto mediatico a Grillo con la scusa che “quando uno diventa un personaggio pubblico, ecc…”, che strano che il giornalista si sia accorto ora che Grillo sia un personaggio pubblico, perché per il pubblico, è pubblico da almeno gli anni ’80.
La subdola faziosità dell’articolo si nota poi dal tirare in ballo le regole base del giornalismo, addirittura quello “sano”, che «trova le notizie e le racconta, lasciando poi al lettore il compito di farsi un’opinione». Chissà perché le notizie che vengono ricercate non sono quasi mai quelle che dovrebbero essere raccontate. Tanto per dirne un paio a caso, per esempio, quelle del crack Parmalat (che guarda caso fu proprio un comico a parlarne, non i giornalisti) o quelle relative al signoraggio bancario, forse la truffa più grande a livello mondiale e storico, mica fregnacce sull’autista di un comico.
Affermare che sia lasciato al lettore il compito di farsi un’opinione è come minimo da ingenui (e sarebbe già un complimento), anche se sarebbe più giusto dire che sia l’ennesima manipolazione vigliacca e in malafede da parte dell’autore dell’articolo. È ovvio che se uno presenta una notizia in un certo modo, manipola e contribuisce a formare l’opinione del lettore. Il giornalismo, come ogni persona onesta e ravveduta sa, è sempre di parte.
Dire poi che un blog sia immune da ogni imput, è ancora una volta una menzogna: i commenti ai blog, nei quali spesso si può arrivare a scrivere di tutto, anche offese e cose pesanti, lo dimostrano, a differenza dei giornali che non hanno assolutamente questo tipo di “imput” e, in questo senso, loro sì, risultano immuni da qualsiasi tipo di critica.

Continua poi il giornalista superficiale col suo intento manipolatorio, nella sua opera menzognera: a parte l’utilizzo di termini come “fantomatico resort” con la chiara allusione a qualcosa di misterioso e torbido (e magari pure di lusso), viene esplicitamente associato un imprenditore accusato (e ASSOLTO) di “traffico internazionale di droga”, alla crezione di diverse società in Costa Rica, tanto per dare al tutto un’aurea ancor più negativa. Peccato che, come raccontato proprio nella miserabile “inchiesta” de «l’Espresso», il suddetto imprenditore sia stato co-amministratore solamente di una delle società, la Armonia Parvin, per la cronaca un negozietto di prodotti biologici, poi chiuso perché non produceva guadagni.
Il fatto di dire che l’inchiesta sia un’inchiesta è una viziosa tautologia da quattro soldi. L’inchiesta è per definizione una «raccolta ed esame di informazioni su un dato argomento del quale si vuole approfondire la conoscenza». Quindi lo spessore dell’inchiesta dipende soprattutto dal tipo di argomento affrontato, non dal fatto di definirla inchiesta. Anche sui calzini color turchese del giudice Raimondo Mesiano, è stata fatta un’inchiesta. Tanto per ricordare, era il giudice sul quale Berlusconi ebbe a dire, dopo la sentenza sul lodo Mondadori, “ne sentiremo delle belle”. E, a quanto pare, il Chiavaliere si riferiva proprio a questa “inchiesta” color turchese. Ovviamente tutti ne hanno parlato, come tutti hanno parlato del tatuaggio e del perizoma invisibile di Belen, meritevoli di numerosi servizi di approfondimento. Se questo è il metro di giudizio con il quale Stefano Feltri giudica l’importanza delle notizie, siamo messi proprio bene.
E poi si lamenta della risposta di Grillo che, secondo il suo parere, “nasconde un disprezzo per i giornalisti”. Forse Grillo, come tutte le persone oneste e lungimiranti, è stufo dei giornalisti da quattro soldi asserviti al potere che invece di fare informazione, disinformano. Affermare poi che abbia un “disprezzo per i giornalisti”, facendo subdolamente di tutta un’erba un fascio, è quantomeno scoretto, viste le numerose interviste di Grillo rilasciate anche alla stampa internazionale.
Dire poi che il comico «non spiega nulla, non chiarisce e non replica a tono» è ridicolo. Le spiegazioni ci sono, fra l’altro riprendendo un’intervista rilasciata da Walter Vezzoli proprio al “Fatto Quotidiano”, nella quale chiarisce l’argomento, forse anche più del dovuto. Se Feltri non capisce o vuole far finta di non capire, non può incolpare gli altri. Del resto non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Anche il paragone con D’Alema c’azzecca poco, come direbbe Di Pietro, visto che Massimino Baffino è stato per anni dipendente pubblico pagato dai cittadini, al contrario del comico genovese, e tantomeno del suo autista. Poi dove sta scritto che uno debba rispondere per forza alle insinuazioni degli altri? Se uno dovesse replicare a tutte le calugne che gli vengono fatte, starebbe fresco. Guardate come hanno ridotto Michael Jackson per colpa delle accuse di pedofilia che gli erano state mosse contro. Salvo poi scoprire, dopo la sua morte, che era tutta una montatura: come spiegò lo stesso ragazzo dal quale erano partite le pesanti malignità, il tutto era stato inventato di sana pianta sotto pressione del padre, con la speranza e l’intento di estorcere un bel po’ di soldi alla rock star. Ed erano accuse gravi, mica storielle relative a “fantomatici resort” mai costruiti.

Poi finalmente, il giornalista viene al “sodo”: parlando del corrispondente nostrano della Sociedad Anónima, la Società per Azioni, afferma che «in Italia basta una semplice visura per scoprire chi c’è dietro a una società per azioni», al contrario di altri Paesi. Anche in questo caso il nostro amico giornalista o ci fa o c’è, dimostrando, a voler essere in buona fede, una pietosa ingenuità. Come se in Italia fosse impossibile raggirare le norme o sfruttare vecchi trucchetti già collaudati. Come se non fosse possibile utilizzare prestanomi e compagnia bella. È noto a tutti (a parte i finti ingenui) che “fatta la legge, trovato l’inganno”. Che classe di giornalista è uno che ignora, ad esempio, le mille possibilità offerte dalle famose fondazioni, come quelle bancarie, che di tasse ne pagano poche e che, nonostante patrimoni da miliardi di euro, sono esenti pure dal pagare l’IMU?. Tanto per fare un esempio, e dei meno eclatanti, la Fondazione Craxi («fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l’immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi» [sic]), quella che Sandro Bondi, nel 2009, ha rifinanziato con soldi pubblici.
Il giornalista continua con il proprio mix di insinuazioni ed associazioni di idee: insiste sui paradisi fiscali coinvolti in «tutti i grossi scandali italiani, tipo quello del Banco Ambrosiano». Ma lo sprovveduto forse ignora che personaggi come Corrado Passera e Alessandro Profumo (tutti della setta dei bocchiniani come il nostro Feltri) siano stati indagati nel 2012 per frodi fiscali fatte ai tempi in cui erano ai vertici, il primo di Intesa SanPaolo, il secondo di Unicredit. Frodi perpetrate con il solito intreccio di banche (tra le quali il Monte dei Paschi di Siena), per esempio «facendo transitare dei pronti contro termine su titoli obbligazionari attraverso un veicolo (la Defense II) di diritto britannico per ottenere dei benefici fiscali, creando un tesoretto all’estero da scontare poi nei conti del gruppo, grazie a un’asimmetria impositiva». Cioè, nel caso di Intesa SanPaolo, sfruttando la legislazione del Regno Unito, che non può certo essere considerato un paradiso fiscale. Il tutto restando comodamente in Italia, sfruttando veicoli finanziari o dichiarazioni infedeli e fraudolente mediante artifici.

Feltri continua a fare orecchie da mercante e critica il fatto che al tempo in cui Vezzoli aprì le società, nel 2007, la Costa Rica rientrava ancora nella lista dei paradisi fiscali. Non si capisce cosa non abbia afferrato il giornalista dell’intervista rilasciata dall’autista di Grillo proprio al “Fatto Quotidiano”: Vezzoli in Costa Rica ci viveva. O vogliamo credere che Walter Vezzoli si sia trasferito con la famiglia in Costa Rica, solo al fine di sfruttarlo come paradiso fiscale? Non bastava andare più vicino, per esempio a San Marino, in Svizzera, nel Liechtenstein o nel Lussenburgo? L’idea che magari uno si possa trasferire in un Paese come il Costa Rica, più semplicemente perché sia effettivamente un paradiso, ma naturale, fra l’altro classificato dalla NEF (New Economics Foundation, Fondazione Nuova Economia) nel 2009 come il Paese “più verde” del mondo, primo anche come Indice di Felicità del Pianeta (Happy Planet Index) nel 2009 e nel 2012, non sembra passargli minimamente per la testa. Il tutto avrebbe anche più senso rispetto al progetto Ecofeudo di Vezzoli. Il giornalista, evidentemente, preferisce le tesi “complottiste”. Nonostante tutto però, definisce le risposte di Grillo sul blog “supponenti”, scordando che anche le proprie disquisizioni risultano abbastanza “supponenti”, per lo meno nel senso di essere basate su supposizioni.
Subito dopo il Feltri apparentemente accetta la spiegazione di Vezzoli sul fatto che, abitando in Costa Rica, abbia seguito il diritto locale. Intanto, però, le insinuazioni sono state fatte. E ovviamente prosegue con una serie di domande allusive: prima si chiede del perché proprio tedici società. Poi dice, con aria da imprenditore scafato: «Non so voi, ma se io pensassi di costruire un resort in un paradiso turistico, prima mi porrei il problema della fattibilità del progetto, poi cercherei i finanziatori e alla fine aprirei delle società. Perché Vezzoli fa il contrario? Una spiegazione ci sarà, ma lui, che al Fatto dice “non avevo un centesimo”, non la fornisce. E se “non aveva un centesimo”, chi ha versato il capitale sociale? Per 13 società ci vogliono alcune decine di migliaia di dollari». Quel gran genio del nostro amico giornalista, fra le tante congetture, non viene illuminato da una di quelle fra le più logiche: Walter Vezzoli, con un sogno ma senza un centesimo, cerca capitali o qualche socio per realizzarlo, magari pubblicizzando la cosa come può, utilizzando le scarse risorse a disposizione, come dimostra il video più che amatoriale da lui realizzato e reperibile nel suo canale di youtube. Non essendo la vita tutta rosa e fiori, anche in un paradiso naturale come la Costa Rica, è probabile che lungo il cammino abbia incontrato sognatori come lui che condividessero il progetto partecipando con capitali minimi, altre persone che magari avevano promesso grandi finanziamenti, alla fine mai arrivati o non rilevanti come previsto, e chi più ne ha più ne metta. Stefano Feltri, noto imprenditore, dall’alto del suo blog elargisce i suoi tips professionali al mondo dei giovani inesperti. Saremmo curiosi di conoscere qualche esempio pratico di cotanta competenza.
Come se non bastasse l’esperto di paradisi fiscali (e giornalista) dimostra ancora una volta la sua malafede e superficialità: sentenzia, perentorio, che per aprire tredici società in Costa Rica siano necessarie parecchie decine di migliaia di dollari. E dove l’avrebbe letto, su «l’Espresso»? Alla faccia del giornalismo d’inchiesta serio. Bastava, per lo meno, fare una rapida ricerca su internet e sprecare mezzo minuto della propria vita, per scoprire che in Costa Rica non c’è un capitale minimo richiesto per costituire la tanto famigerata Sociedad Anónima. L’ennesima balla del giornalismo italiano. Per essere uno che bazzica i festival dell’economia e per essere responsabile della sezione economica al “Fatto Quotidiano”, da Stefano Feltri ci aspettavamo qualcosa di più. E poi ancora si meraviglia del perché Grillo, come molti italiani, siano arrivati a disprezzare certi giornalisti, se  di “giornalisti” vogliamo parlare.

Il successivo interrogativo dello scrittore del “Fatto Quotidiano” arriva a sfiorare il grottesco: si domanda se Grillo sapesse che il socio del suo autista era un tizio, Enrico Cungi, accusato di traffico internazionale di droga. Sembra il titolo di un film di Antonio Margheriti: Il socio italiano residente in Costa Rica dell’autista del comico genovese. Uno degli apici del giornalismo d’inchiesta. È un po’ come chiedere a una persona se sia a conoscenza del fatto che il socio del proprio commercialista abbia avuto una condanna per guida in stato di ebbrezza qualche anno indietro, magari quando viveva in cina. Chissà se Feltri abbia mai indagato sul proprio carrozziere di fiducia; non si sa mai, ci potrebbe sempre scappare un dipendente dal torbido passato, invischiato con dei traffici di CD pirata.
La spiegazione del giornalista sul socio dell’autista di Grillo si fa interessante. Dice che non è stato condannato (si suppone in Costa Rica), ma estradato in Italia e condannato in primo grado; non risultando condanne successive, il Feltri “immagina” quindi che sia stato poi assolto. Il nostro scrittore del “Fatto Quotidiano” gioca con l’ambiguità: non si capisce se Enrico Cungi sia stato condannato o assolto. Addirittura «l’Espresso», almeno nella versione online, dice chiaramente che “non risultano condanne a suo carico”. Ma il bello viene ora. Sapete in che cosa consisterebbe questo supposto traffico internazionale di stupefacenti tanto sbandierato da Stefano Feltri? Si parla di due grammi di cocaina. Sì, avete letto bene, due grammi, che in un Paese come la Costa Rica corrispondono ad un valore inferiore ai dieci euro. Non essendo stato condannato in America Latina, non risultando condanne in Italia, risulta palese l’intento diffamatorio da parte del nostro amico giornalista nei confronti del “socio dell’autista di Grillo”. Tra l’altro, come riportato pure da «l’Espresso», «Cungi è poi tornato a vivere nel Paese del Centroamerica dove gestisce alcune attività commerciali». Se avesse avuto dei reali problemi con la giustizia costaricana, è ridicolo pensare che ci sarebbe ritornato a vivere.
Feltri, a quanto pare, apprende da un link sul blog di Grillo che la Costa Rica «è uno degli snodi chiave del traffico internazionale di coca». Magari, facesse un po’ di giornalismo serio, scoprirebbe che pure la Svizzera è uno degli snodi europei del traffico di droga, nonché paradiso fiscale. Guarda caso, Carlo De Benedetti ha preso nel 2009 la cittadinanza svizzera, senza nemmeno scomodare l’autista. Perché il giornalista del “Fatto Quotidiano”, non porge le stesse domande a De Benedetti? Magari scappa fuori qualche Ecofeudo alla cioccolata.

Ci sarebbe da dire che se in Costa Rica è normale il traffico della cocaina, in Italia è normale avere dei condannati in via definitiva che legiferano in parlamento. Per di più, anche i nostri politici non sono esenti dal traffico di droga. Vi ricordate del deputato regionale Salvatore Cintola dell’UDC, quello che mandava la segretaria con l’auto blu della regione a comprare proprio della cocaina? Furono sgamati con circa mille euro, altro che due grammi. Per non parlare di Gianfranco Micciché che quando era vice ministro delle Finanze si faceva recapitare la cocaina dallo spacciatore direttamente al ministero. Altro che Costa Rica.
Le insinuazioni di Stefano Feltri non finiscono qui. Si chiede, preoccupato, se le società di Vezzoli siano state chiuse e fa notare che quella relativa al progetto Ecofeudo, come riportato dal vangelo secondo «l’Espresso», è ancora attiva. A che scopo? Ci tiene a precisare che non vuole assolutamente fare illazioni, sia chiaro, però allo stesso tempo afferma: «Tenere società opache in un (ex) paradiso fiscale ancora molto apprezzato dagli imprenditori per la riservatezza che garantisce non è un bel biglietto da visita».
Perché continua a fare il furbo con le parole, utilizzando termini come “opache” e continuando a chiamare “paradiso fiscale” (con un “ex” fra parentesi, magari per pararsi il culo) un Paese che non lo è? Cosa non avrà capito della lista OCSE relativa ai paradisi fiscali? Non sarà mica che, a parlar troppo di traffici di stupefacenti, il “Fatto Quotidiano” sia diventato proprio lui?

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10 risposte a Feltri, il Fatto Quotidiano e le risposte chiuse

    • sporchibanchieri ha detto:

      Grazie. Il bello sarebbe leggere prima l’articolo di Feltri (non Vittorio).
      Per quanto riguarda Marta Grande, ancora non abbiamo nessun dato per esprimere un giudizio.
      Però conosciamo diverse persone, anche con doppie lauree, rigorosamente vere, che hanno avuto problemi per farsele riconoscere in Italia. E parliamo di lauree prese negli Stati Uniti, mica comprate in Albania, con rispetto parlando. E lasciacelo dire, se fosse il caso di una laurea vera presa negli Stati Uniti, il paragone con Giannino e il Trota fatto da Libero sarebbe l’ennesimo esempio del giornalismo italiano: superficiale, manipolatore e asservito ai poteri.
      Un conto è una laurea non riconosciuta, altra cosa è millantare titoli inesistenti o comprarsi titoli su internet.

    • sporchibanchieri ha detto:

      Forse qui puoi trovare qualche risposta, per bocca della diretta interessata, Marta Grande: http://martagrande.it/15/03/2013/lauree-master-e-fango/

      • sporchibanchieri ha detto:

        De rien.
        Anzi, vista l’ispirazione che spesso ci infondi, scriveremo un articolo sul tema. È appena uscito un altro articolo su Libero e, come al solito, fanno un po’ i furbetti. La solita manipolazione del “giornalismo” di bassa lega.
        Nel frattempo, se non l’hai già visto, beccati ‘sto filmato di presentazione di un “nostro” parlamentere, tanto per rimanere in tema di bassa Lega:
        wwwPUNTOyoutubePUNTOcom/watch?v=Wgk42MLLQRU&list=PL0HAMn_AD_tIlSpn-EvbmAj02mWEVnCRG&index=36

        [sostituisci “PUNTO” con “.”]

  1. ombreflessuose ha detto:

    Un plauso a voi
    Bacini
    Mistral

  2. AlexG ha detto:

    Grande post, senza necessariamente aderire, Grillo iniziò la carriera politica quel famoso giorno di 30 anni fa che, al cospetto dell’ascaro Pippo Baudo fece la famosa battuta sui socialisti e subito dopo salutò il pubblico dicendo: grazie, è stato bello, non ci vedremo mai più.
    Eppure nessuno se n’era accorto.
    L’informazione è un problema della madonna, davvero.

    alex

    • sporchibanchieri ha detto:

      Grazie dell’apprezzamento! Anche Noi non aderiamo “necessariamente”, però non sopportiamo la superficialità delle persone, ancor meno quella dei giornalisti che, invece di informare, disinformano. Il bello è che sono anche presuntuosi e anche per questo, generalmente, dimostrano un’ignoranza colossale.
      Un saluto

  3. Pingback: Il quotidiano Libero di dire stronzate su Marta Grande | sporchi banchieri

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