Il quotidiano Libero di dire stronzate su Marta Grande

il quotidiano Libero di dire stronzate
L’ennesimo esempio della manipolazione mediatica del giornalismo italiano.

Nell’ultimo articolo, Feltri, il Fatto Quotidiano e le risposte chiuse, abbiamo messo alla luce e comprovato ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, l’ignoranza e la superficialità dei giornalisti servi del potere.
L’altro giorno è comparso su “Libero Quotidiano”, il giornale fondato da Vittorio Feltri (nessuna relazione con Stefano Feltri del precedente articolo, se non quella di essere entrambi disinformatori) un articolo denigratorio a proposito della deputata del Movimento 5 Stelle Marta Grande.
Il quotidiano verga l’ennesimo concentrato di menzogne tipico del giornalismo italiano, evidentemente per screditare e gettare fango sul Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Analizziamo con ordine le innumerevoli fregnacce e insinuazioni comparse nel giornale ora diretto da Maurizio Belpietro.

Si inizia con un “bella, giovane”, classica tattica subdola per lasciar intendere al lettore che l’articolo è obiettivo e riconosce il dovuto, in questo caso una bellezza oggettiva. Poi subito dopo però mette in dubbio un supposto “master in Cina”. Ed è subito illazione. “Libero” fa credere al lettore, manipolandolo, che Marta Grande abbia riferito in precedenza di aver preso un master in Cina, giocando con le parole, ossia sul dove abbia preso il master, per poter mettere poi in dubbio l’esistenza del master stesso. Il quotidiano scrive infatti: «un master in Cina. Anzi (forse) no». Ovviamente, a parte il cassico pararsi il culo con un forse tra parentesi, l’articolo non mette nemmeno uno straccio di fonte che possa provare il fatto che la neo deputata del M5S abbia mai parlato di un master preso in Cina. Il bello è che la Grande il master ce l’ha, nello specifico in “Studi Europei” e lo ha preso in Italia, alla LUISS School of Government, la nota università affiliata a Confindustria. Ecco il documento che lo prova.
È ovvia l’intenzione di Belpietro o dei suoi scagnozzi (non ci è dato sapere l’autore, almeno nell’articolo online) di mischiare le carte per creare confusione, tirando in ballo il corso seguito da Marta Grande a Pechino, sempre in tema di studi internazionali, naturalmente vero anche quello.
Il penoso “Libero Quotidiano” prosegue la sua opera diffamatoria rifilando una serie di menzogne e balle colossali, cercando ancora una volta di manipolare il lettore, scrivendo: «Dopo Oscar Giannino e Guido Crosetto, l’epidemia della laure false ha colpito anche la grillina». E qui il giornale dei buffoni passa ogni limite, probabilmente anche quello legale. Associa, infatti, i tristemente noti episodi relativi al giornalista dandy Oscar Giannino e all’ex deputato di Forza Italia, PDL e fondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto. Tanto per rinfrescare la memoria, Giannino è quello che ha millantato per anni lauree e master inesistenti (abbiamo già scritto vari articoli in merito, potete leggerli nei seguenti link: Oscar Giannino è un bugiardo? Si!, Giannino bugiardo? Svelato il mistero, Giannino bugiardo da Oscar), Crosetto è quello che si vantava, in un’intervista rilasciata a Vittorio Zincone sul settimanale «Sette», di aver conseguito una laurea presso la facoltà di Economia dell’Ateneo di Torino avendo in realtà sostenuto solo qualche esame.

Risulta lampante che l’accostare Marta Grande a questi due personaggi sia una vigliaccata delle più basse, riprova della falsità di certi disinformatori da cartastraccia. La deputata del Movimento 5 Stelle la laurea ed il master ce l’ha, eccome, tanto da pubblicarne la copia sul proprio sito internet, dove, fra l’altro, pubblica una spiegazione dettagliata ed esauriente in merito alla vicenda. Ecco i documenti relativi ai titoli di studio della deputata Grande: Dichiarazione di valore in loco del Consolato Generale d’Italia a Miami, Laurea Bachelor of Arts presso l’università dell’Alabama, Master Universitario di I Livello European Studies presso la LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli), Attestato di Frequenza del corso in Studi Internazionali presso la Peking University.
Il quotidiano di Belpietro, Libero di dire stronzate e non contento di quelle già dette, pubblica un altro articolo, in “risposta” a quanto scritto dalla deputata Grande sul proprio blog. E, come c’era da aspettarsi, la sottospecie di giornale diretto da Maurizio Belpietro continua nell’opera di disinformazione, sparando un’altra serie di insinuazioni e di fregnacce, facendo pure la vittima, scrivendo:  «La colpa di noi “pennivendoli” (ci definisce così)? Aver cercato di fare chiarezza sui suoi titoli, come è stato con Oscar Giannino prima e Guido Crosetto poi». Peccato che di chiarezza non ne hanno fatta minimamente, anzi, hanno gettato fango e mischiato le carte giocando come al solito con l’ambiguità, come abbiamo già dimostrato. Dire poi che l’intento di far luce sulla questione dei titoli era già stato fatto allo stesso modo con Giannino e Crosetto è un’altra cazzata clamorosa. Giannino sono anni che è in circolazione, fra l’altro ha scritto anche per “Libero”, quotidiano che ha pure il coraggio di mettere in evidenza chi ha puntato “il dito contro Grillo, o chi per lui” per non aver “controllato con attenzione i curriculum”. Chi si è reso conto delle bugie di Giannino è stato Luigi Zingales (che guarda caso insegna negli Stati Uniti, dove ha preso la laurea Marta Grande, mica in un Paese di scazzoni) e non il giornalaccio scadente di Belpietro. Anche Crosetto è dal 1985 che è in politica, arrivando ad essere sindaco di Marene nel 1990, consigliere provinciale di Cuneo dal 1999 al 2009, capogruppo e coordinatore di Forza Italia, deputato dal 2001 fino ad oggi e addirittura sottosegretario di Stato del Ministero della Difesa dal 2008 al 2011. Chissà perché, dopo tutti questi anni, la chiarezza su Giannino e Crosetto è stata fatta solamente ora, soltanto un paio di settimane prima di questa buffonata messa in piedi contro Marta Grande, che ancora in Parlamento non ci aveva messo piede.

Il giornaletto “Libero” di dire stronzate prosegue, nonostante le precisazioni offerte dalla Grande, affermando che queste siano “mezze spiegazioni”, manipolando ancora una volta le parole, in questo caso le affermazioni della duputata del M5S che scrive sul proprio blog: «In nessun luogo ricordo di aver discusso in merito alla validità o meno della mia laurea conseguita in USA, di quanto o come questa possa avere una validità legale nel nostro paese». L’ignobile quotidiano di Belpietro quindi commenta: «Noi, però, ripetiamo: allora perché sul suo curriculum definiva “laurea” quel titolo?».  L’ignoranza e la superficialità di questi giornalisti da quattro soldi è chiaramente intrisa di malafede: è ovvio che viene definita “laurea” perché è una laurea. Forse questi farabutti che scrivono articoli del genere non sanno che negli Stati Uniti la lingua ufficiale è l’inglese, non l’italiano. Quasi sicuramente negli USA, se disgraziatamente qualcuno dovesse leggere delle fesserie come quelle scritte su “Libero”,  apostroferebbero  l’autore di tali scemenze “son of a bitch”. Magari poi, riferendo e traducendo la cosa all’autore in questione, visto l’andazzo ed il livello culturale, questi probabilmente si domanderebbe: «Sì, ma perché mi definisci “figlio di mignotta” invece che “son of a bitch”?». Negli Stati Uniti non esiste la nostra “carta d’identità”; vogliamo forse dire che, per questo, non abbiano alcun tipo di documento d’identificazione? Non esiste, in teoria, nemmeno il nostro “codice fiscale”, ma è ovvio che una persona sana di mente tradurrebbe il “Social Security number” degli States proprio con il “codice fiscale” italiano. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito si utilizzano i galloni anziché i litri: un gallone corrisponde a 3,78 litri, ossia cambia la forma ma la sostanza rimane la stessa. Mica penserà l’autore (o gli autori) di questi articoli che nei suddetti Paesi non vengano mai utilizzati i liquidi? Evidentemente si, perché rincarano la dose, incollando un pasaggio scritto dalla deputata Grande, sempre sul proprio sito, dove spiega: «Ho conseguito una laurea Bachelor (tra l’altro “Libero” scrive “Bechelor” invece che “Bachelor”, non sanno nemmeno fare un copia e incolla, NdR) of Art in Alabama, cui si accede dopo aver superato un esame dopo le scuole superiori. Un documento del consolato di Miami attesta a chiare lettere che il titolo ha valenza, cosa del resto ovvia, sul territorio statunitense ed offre la possibilità di continuare gli studi iscrivendosi ad un master di primo livello».
«E su quello italiano?» si chiedono maliziosi gli scazzoni di “Libero”. Anche in questo caso, le piattole del giornalismo avrebbero potuto spendere quei venti secondi della loro miserabile vita per informarsi su internet circa l’equipollenza dei titoli di studio tra Italia ed USA. Come riportato nel sito della Fulbright Commission, la Commissione per gli Scambi Culturali fra L’Italia e gli Stati Uniti: «I titoli di studio conseguiti negli Stati Uniti sono riconosciuti in Italia?». Risposta: «No, non esiste un accordo per il riconoscimento dei titoli di studio tra l’Italia e gli Stati Uniti. Tuttavia il titolo potrà essere convalidato in Italia dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Per informazioni sulla procedura per il riconoscimento in Italia dei titoli stranieri rivolgersi al Ministero della Università e della Ricerca».
Per questi giornalisti da quattro soldi, insomma, nessuna persona che abbia conseguito un titolo di studi negli Stati Uniti sarebbe degno di definirsi “laureato”. Quindi tutti i più grandi personaggi che hanno studiato negli USA, sarebbero dei millantatori. Gente di grandissimo calibro come i premi Nobel Joseph Stiglitz, Thomas Stearns Eliot, Milton Friedman, Martin Luther King, Theodore Roosevelt, Thomas Woodrow Wilson, Al Gore, Barack Obama, secondo quanto scritto da “Libero Quotidiano”, non avrebbero il diritto di vantare una “laurea” nel proprio curriculum. Tutti i più grandi scienziati, inventori, innovatori che hanno ricevuto un titolo negli Stati Uniti, quelli che hanno contribuito a migliorare la qualità della vita delle persone, per esempio sviluppando le tecnologie che magari permettono proprio a certi giornalisti sottosviluppati di redarre i propri articoli, sarebbero quindi una massa di bugiardi senza competenze.
Chissà perché il leccapiedi di Berlusconi, Maurizio Belpietro, non si pone le stesse domande, e con lo stesso zelo, nei confronti di tutti quei professori che il Chiavaliere ha voluto come docenti nella tanto sventolata “università per la libertà” che dovrebbe aprire entro un anno. Il Biscione ha fatto più volte i nomi di Bill Clinton, George Bush, Barack Obama, tanto per citarne alcuni, tutta gente che ha conseguito i propri titoli negli Stati Uniti e che per questo, proprio secondo il ridicolo giornale “Libero”, sarebbe in possesso di lauree “farlocche”.

Il falsari dell’informazione proseguono sfacciati nella loro opera di depistaggio, estrapolando un altro passaggio scritto da Marta Grande sul proprio sito: «Altra cosa è il corso (non master, come erroneamente ha riportato certa stampa) che quest’estate ho seguito a Pechino, sempre in studi internazionali. Attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’università degli studi Roma Tre, per il conseguimento della quale devo solamente discutere la tesi, cosa che per la verità avevo preventivato di fare poche settimane prima della mia elezione alla Camera e che per ragionevoli motivi ho dovuto posticipare, mi auguro solo di qualche mese». Questi criminali che scrivono impuniti sul giornale di Belpietro fanno quindi i furbetti, producendo l’ennesima illazione: «Insomma, ne deduciamo, la laurea non ce l’ha (ma questo, più o meno, lo aveva già detto)». Scrivono ovviamente il falso, ancora una volta, poiché la laurea Marta Grande ce l’ha e questa che si appresta a conseguire presso l’università di Roma Tre sarebbe la seconda. Cosa che sicuramente non può vantare quella faccia di bronzo di Maurizio Belpietro e tutta la manica di scazzoni che “lavorano” per il suo giornale.
La deputata Marta Grande fa bene a chiamare questi malati di mente “stalker”. Stalker è, per definizione, «un termine inglese inteso per indicare una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola e generandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità», che è il termine perfetto per designare questi bugiardi di professione.
Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, è quello che si inventò l’attentato contro la propria persona, come al solito per fare la vittima e ricamarci sopra le solite stronzate che caratterizzano il suo stile. Ha collezionato, inoltre, una serie di procedimenti giudiziari per diffamazione e vilipendio al Capo dello Stato. Come è stato dimostrato, ancora non ha perso il vizio e ancor meno, la faccia di culo.
Dal 2003 al 2009, “Libero” ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro.

In un Paese civile un giornale così non verebbe utilizzato nemmeno per pulircisi il sedere, poiché ci si sporcherebbe ancor più di merda; ma agli italiani, si vede, piace essere presi in giro. Sarà per questo che la maggior parte delle migliori menti di questo Paese se ne vanno, stufe di dover avere a che fare con un livello tanto basso, ma tanto prepotente.

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7 risposte a Il quotidiano Libero di dire stronzate su Marta Grande

  1. Riccardo Buniva ha detto:

    CHE VERGOGNA ESSERE ITALIANI QUANDO SI LEGGONO CERTI GIORNALI SERVI DEI PARTITI CHE PRESTO CHIUDERANNO
    FORZA GRILLINI SARA DURA MA CE LA FARETE

    • sporchibanchieri ha detto:

      Ammazza che ignoranza generale. A parte il classico giornalismo deviato di un giornale come “la Repubblica”, non sapere cosa significhi “BCE” o chi cazzo sia Draghi è grave. Se non si conoscono nemmeno i nemici, contro chi cazzo vogliamo lottare? Forse preferiremmo una “dittatura” sotto Grillo, almeno lui è abbastanza informato.
      E scusa se ci sono scappate delle parolacce come “BCE” o “Draghi”.
      Grazie della segnalazione.
      Un saluto

  2. Pingback: Marsili quotidiano: Libero di dire stronzate | sporchi banchieri

  3. vito ha detto:

    Invece di alzare polvere esattamente al pari di quei giornaletti, dovreste attenervi ai fatti sottolineando che il Bachelor non è una “Laurea” (avente valore legale in Italia !!!) e che per accedere ad un Master di 1° livello in Italia occorre possedere almeno una Laurea Triennale ed il titolo posseduto dalla ragazza non lo è semplicemente perché non è riconosciuto in Italia. La dichiarazione del Consolato Generale d’Italia non significa assolutamente nulla, parla della consistenza dei corsi e della validità negli U.S.A. mica in Italia, tant’è che specifica chiaramente che siano gli organi universitari a giudicarne la consistenza !
    Visto che in Italia le Università generalmente non lo considerano nemmeno e che nel solo trasferimento da un’Università all’altra pretendono visione di tutti i programmi studiati e creano puntualmente problemi chiedendo integrazioni e quant’altro, restano interrogativi molto gravi : come è riuscita a farselo equiparare ad una Laurea triennale per poter accedere al Master?
    Quanto successo è un indicatore di quanto siano infime le Università italiane pronte ormai a tutto pur di monetizzare mentre spessissimo addirittura non riconoscono agli studenti gli esami sostenuti in Erasmus.
    La Marta è una miracolata?

    • sporchibanchieri ha detto:

      Forse non hai letto bene l’articolo. E non stiamo alzando nessun polverone, parliamo anche per esperienze personali. Prima di tutto il fatto che un titolo non sia riconosciuto da altri ha una valenza relativa. È come la moneta: se vai in posti dove non accettano certi tipi di valute, puoi anche avere camionate di contanti, ma se non l’accettano sei un poveraccio che non può comprarsi nemmeno una bottiglia d’acqua. La ragione è spesso una cosa molto relativa. Seocondo, forse tra le parti fondamentali di tutta la vicenda, è la manipolazione effettuata dai soliti giornaletti, ossia paragonare dei millantatori che millantavano titoli inesistenti con una persona che il titolo ce l’ha e, al massimo, si può dire che potrebbe non essere riconosciuto in Italia, ben diverso dal dire che non ce l’abbia affatto.
      Non si capisce di quale «dichiarazione del Consolato Generale d’Italia» tu stia parlando, fra l’altro dire che la dichiarazione di un consolato non significhi nulla suona pure un po’ ridicolo. Non ha nemmeno senso la frase che segue, dove dici: «La dichiarazione del Consolato […] parla della consistenza dei corsi e della validità negli U.S.A. mica in Italia, tant’è che specifica chiaramente che siano gli organi universitari a giudicarne la consistenza!».

      Cio che è riportato nel sito della Fulbright Commission (se ti riferisci a loro quando parli di Consolato Generale d’Italia) è molto chiaro:
      «I titoli di studio conseguiti negli Stati Uniti sono riconosciuti in Italia?»
      «No non esiste un accordo per il riconoscimento dei titoli di studio tra l’Italia e gli Stati Uniti. Tuttavia il titolo potrà essere convalidato in Italia dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Per informazioni sulla procedura per il riconoscimento in Italia dei titoli stranieri rivolgersi al Ministero della Università e della Ricerca».
      Come fai a dire che «parla della consistenza dei corsi e della validità negli U.S.A. mica in Italia»? Si parla proprio del riconoscimento, in Italia, dei titoli conseguiti negli Stati Uniti. Quindi quello che affermi è proprio il contrario di quanto chiaramente spiegato nel sito della Fulbright Commission.
      Tra l’altro, anche a livello logico, ti contraddici da solo: se si parlasse solamente della validità negli Stati Uniti, di titoli presi negli Stati Uniti, che cosa c’entrerebbero, allora, «gli organi universitari» italiani (forse ti riferisci al MIUR, il Ministero della Università e della Ricerca) nel «giudicarne la consistenza»? È chiaro che se uno prende un titolo di studio all’estero e vuole utilizzarlo in Italia, sarà l’Italia, in caso, a giudicarne l’equipollenza.
      Poi ti contraddici una seconda volta. Prima hai detto che il Consolato Generale parlava della validità negli Stati Uniti, ora dici che le Università (si suppone italiane) generalmente non lo riconoscono. Beh, ma allora si parla della validità in Italia, o no?. Deciditi.
      Ti contraddici anche una terza volta, dicendo che «le Università generalmente non lo considerano». “Generalmente” non vuol dire sempre. Se l’hanno convalidata, vuol dire che, in questo caso, aveva valore.
      Volendo ti contraddici una quarta volta. Alla fine affermi che «le le Università italiane sono pronte ormai a tutto pur di monetizzare». Questa tua ultima affermazione contraddice quella precedente dove dici che “generalmente non lo considerano”. Deciti: o “generalmente” non le accettano, o accettano di tutto “pur di monetizzare”.
      E ti contraddici pure un quinta volta perché, affermando che le Università italiane sono disposte a tutto pur di monetizzare (e quindi “accetterebbero” di tutto), poi neghi la cosa per quanto riguarda il riconoscimento degli esami sostenuti in Erasmus. Ma insomma, queste Università, accettano tutto oppure no?
      Ah, per poter rispondere ai tuoi “gravi interrogativi” (che poi è solo uno), e cioè «come è riuscita a farselo equiparare [il Bachelor] ad una Laurea triennale per poter accedere al Master?», bastava, ancora una volta, spendere quei 15 secondi della propria vita e cercare la cosa su Wikipedia. Per questa volta ti risparmiamo la fatica. Ecco cosa dice l’enciclopedia alla voce “Bachelor”: «Il bachelor, o baccellierato in lingua italiana, è il titolo accademico rilasciato dal sistema universitario anglosassone a seguito di un corso di studi della convenzionale durata di tre anni, talvolta estesi a quattro ed il conseguimento di almeno 180 ECTS. Il titolo segna la conclusione del primo ciclo di studi superiori inglese (ciclo undergraduate, in inglese).
      Corrisponde alla laurea di primo livello italiana, al baccellierato delle università pontificie e alla licence francese, secondo quanto previsto dal processo di Bologna».

      Da come parli sembreresti rosicare per qualche difficoltà personale avuta nel farti convalidare qualche esame fatto in Erasmus, come spesso succede. Però mica puoi riversare le tue sfortune su persone che non ne hanno colpa. Cavolo, poi prima di scrivere certe cose, almeno un occhio a Wikipedia lo potevi dare.

      Un saluto

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