Obsolescenza programmata e morte legale

Obsolescenza programmata e morte legale
La distruzione come mezzo per uscire dalle crisi.

Il termine “obsolescenza pianificata”, o “obsolescenza programmata” (planned obsoloscence o built-in obsolescence in inglese), compare per la prima volta nel 1932 nell’opera intitolata Ending the depression through planned obsolescence dell’autore Bernard London, un’agente immobiliare che aveva elaborato un piano per risollevare e far uscire dalla grande depressione gli Stati Uniti.
Il saggio, oltre ad esordire con un accenno agli studi di Robert Malthus sull’incremento demografico, criticava le persone che, a causa della crisi, avevano cominciato ad utilizzare i prodotti dell’industria, i beni di consumo, per «un periodo più lungo rispetto a quello previsto dalle statistiche basate su esperienze precedenti». Quindi proponeva di fissare una scadenza, una “morte legale”, per qualsiasi bene di consumo (dal cibo agli edifici): una data oltre la quale l’oggetto in questione avrebbe dovuto essere distrutto e sostituito con uno più nuovo. In questa maniera Bernard London pensava di poter ungere in maniera costante gli ingranaggi dell’apparato industriale nazionale.

Quando l’azienda chimica DuPont, negli anni trenta, cominciò a produrre una nuova fibra sintetica molto resistente chiamata nylon che venne presto utilizzata per la creazione di calze da donna di gran lunga più difficili da smagliare rispetto a quelle in circolazione, divenne ovvio che la durabilità del prodotto risultava dannosa per gli affari. Così DuPont incaricò i propri ricercatori di indebolire la rivoluzionaria fibra che avevano creato.
In realtà almeno già dal 23 dicembre 1924 l’obsolescenza pianificata era stata messa in pratica da un gruppo di industriali, o meglio, un cartello: Phoebus. I principali produttori europei e statunitensi di lampade ad incandescenza, si erano riuniti a Ginevra per stabilire di accorciare deliberatamente la vita delle lampadine da loro prodotte, ovviamente per poterne vendere quantità maggiori ed incrementare notevolmente i profitti. Il Cartello Phoebus (Phoebus Cartel) decise quindi di abbassare la vita media delle lampade ad incandescenza da 30mila ore a solamente mille ore, limite definito «ragionevole aspettativa di vita, ottimale per la maggior parte delle lampadine». Le compagnie che avrebbero superato tale limite sarebbero state punite con penali proporzionali alla durata “in eccesso” delle lampadine prodotte.
La società dalla quale il cartello prese il nome era già stata registrata a Ginevra nel 1916 con il nome Phoebus S.A. Compagnie Industrielle pour le Développement de l’Éclairage.

Gli accorgimenti presi dalle compagnie ai fini dell’obsolescenza programmata variano dall’utilizzo di materiali scadenti e rapidamente deteriorabili, fino all’uso di componenti e sistemi elettronici programmati per smettere dopo un tempo precedentemente stabilito, come ad esempio le stampanti moderne che cessano di funzionare al raggiungimento di un certo numero di copie. Un altro metodo è quello di rendere l’eventuale riparazione dell’oggetto estremamente lenta, macchinosa e costosa che conviene comprarne direttamente un modello nuovo. Sempre per rimanere in tema di stampanti, tutti sanno che al momento di terminare l’inchiostro nelle cartucce, è sempre più conveniente comprare una stampante nuova completa, che acquistare il solo ricambio di cartucce.
Spesso l’obsolecenza di un prodotto che deve essere sostituito da uno nuovo viene inculcata nella mente degli acquirenti attraverso campagne pubblicitarie: si parla in questi casi di obsolescenza percepita o obsolescenza simbolica.

Se anche a voi è capitato di aver dovuto cambiare la batteria del vostro ipod comprato nel 2003 dopo solamente un anno e mezzo, non meravigliatevi: era progettato per durare 18 mesi. Anche questa è obsolescenza programmata, baby!

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5 risposte a Obsolescenza programmata e morte legale

  1. Marcella Nesset ha detto:

    A me capita sistematicamente con TUTTE le stampanti HP: muoiono improvvisamente senza segnali di malfunzionamento progressivo, non danno più segnali di vita da un giorno all’altro. Mi hanno detto che nei prodotti elettronici inseriscono un chip per far morire la creatura dopo un certo tot di funzioni.
    Credo sia l’esito più diabolico e degenerato del capitalismo stesso, produrre e uccidere il bene dovrebbe essere illegale e di certo lo sarebbe se non fosse un mondo dominato dai SPORCHI BANCHIERI e i relativi emissari politici.

    ***

    ehi … ma Dio ci ha messo al mondo con obsolescenza programmata….!!
    Non è che JP Morgan ha comprato tutte le quote azionarie dell’universo..?!

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