L’Egitto copia l’Italia e sospende la Costituzione

L’Egitto copia l’Italia e sospende la Costituzione
L’unica differenza: da noi il presidente non è ai domiciliari, anzi.

Il 3 luglio l’ANSA pubblica come notizia principale l’articolo dal titolo «Golpe in Egitto, sospesa la Costituzione», a proposito della crisi scoppiata al Cairo.

Ma perché, in Italia la Costituzione è ancora in vigore? Vediamo un po’, prendiamone un articolo a caso per vedere se viene rispettato. Cominciamo proprio con l’art. 1, parte dei principi fondamentali: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Già qui non ci siamo per niente, cominciamo proprio male. Che il nostro non sia un Paese democratico se ne sono ormai accorti quasi tutti, basta pensare agli ultimi governi Monti e Letta: un golpe al cerchio e uno alla botte. Altro che golpe d’Egitto. Per quanto riguarda il lavoro, c’è poco da dire, è un fatto notorio l’altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile. Il più alto registrato dal 1977, e solo perché prima non veniva registrato alcun dato. Quindi, come avevamo spiegato nell’articolo Delegittimazione dell’ordinamento giuridico italiano, delle due l’una: o l’Italia non è una Repubblica, o la Costituzione non ha più valore.

Che dire poi della sovranità, concetto mitologico e fantascientifico nel nostro Paese? Può defenirsi sovrano un popolo che “ospita” sul proprio territorio diverse basi militari di potenze straniere che per di più, come è stato reso noto proprio in questi giorni con la vicenda relativa al Datagate, spiano istituzioni e cittadini del Paese ospitante? In realtà, che fossimo sotto controllo, era ovvio anche ad un bambino. Non parliamo poi della “legge porcata” e ancor meno della sovranità monetaria: l’abbiamo persa da almeno una trentina d’anni. Stiamo in procinto di perdere pure la sovranità alimentare. La sovranità appartiene ormai ai banchieri e alle élites mondiali.

L’art. 3 stabilisce: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Purtoppo gli ostacoli lo Stato sembra metterli di continuo, visto che siamo uno dei Paesi con la burocrazia più paralizzante e con le tasse più alte del mondo. Questo triste primato contrasta anche con il seguente articolo della Costituzione, l’art. 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».
A giudicare l’andazzo di questi ultimi anni risulta evidente che lo Stato non abbia assolutamente promosso le condizioni necessarie ai cittadini per poter esercitare il proprio diritto al lavoro. Basta dare un’occhiata alle “riforme” in tema di occupazione dell’ultima decade. Per esempio la legge Biagi che ha lanciato la moda della “flessbilità”. Ovviamente la flessibilità, di 90° circa, è totalmente a carico dei lavoratori. Geniale poi, la trovata di dare alla normativa il nome di una persona morta ammazzata un anno prima dell’approvazione della legge, attribuendole una falsa paternità. Così se uno prova a criticare una legge palesemente disastrosa lo si mette in soggezione con un «ma che vuoi mancare di rispetto ai morti vittime di agguati?».
Meno male che poi è arrivata la riforma Fornero, sacrifici, lacrime e sangue, “Salva-Italia”. Si è visto come ci abbiano salvati.

Vediamo l’art. 5: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Peccato che l’Italia sia una colonia USA e che sia schiava dell’Europa e della sua burocrazia centralizzata. Bella l’autonomia locale dei vicentini succubi della U.S. Army arroccata e in continua espansione sul territorio Italiano. Oltre a spiarci, i militari USA utilizzando il nostro Paese come deposito di stoccaggio per un centinaio di testate nucleari (il numero preciso vallo a sapere), alla faccia degli italiani che hanno ribadito più volte il no nei confronti del nucleare. Se, a causa dei potenziali rischi, non vogliamo centrali nucleari che servirebbero a produrre energia elettrica, figuariamoci se siamo d’accordo ad utilizzare il nostro territorio e patrimonio come maggazzino per bombe atomiche, dalle quali può scaturire solo l’energia devastante di un’arma abominevole. Sorte analoga ai vicentini e ad altri cittadini italiani quella dei siciliani vittime delle imposizioni sul MUOS (Mobile User Objective System, un sistema di satelliti ad altissima frequenza probabilmente correlato alle armi non convenzionali della guerra climatica). Ah, che profumo di autonomia e sovranità!

Continuiamo con l’art. 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Non vi sentite presi per il culo? Perché a Noi sembra che, al massimo, l’impegno dello Stato italiano sia di promuovere la cultura e la ricerca, ma fuori dal nostro Paese. Forse abbiamo interpretato male la norma e va bene anche così. Però non siamo proprio convinti che i tagli alla scuola, alla ricerca, la burocrazia pachidermica e cazzi vari facessero parte della visione ideale dei padri costituenti. Con la nazione afflitta da una profonda depressione e migliaia di cervelli in fuga all’estero, l’unico problema del capo del governo in tutti questi anni è stata la figa nel cervello che probabilmente è servita a lenire solamente la sua, di depressione.
Meno male che invece il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico viene salvaguardato. Bellissimo il panorama offerto dal relitto della Costa Concordia che fortunatamente, a differenza dagli impegni presi, è ancora lì dopo un’anno e mezzo. Peccato per l’Isola del Giglio che rovina un po’ il quadro. La vicina Isola dell’Elba, nella quale veniva estratto il ferro, ha invece ispirato il nome del famoso colosso siderurgico Ilva, il cui impianto principale a Taranto è noto per aver tutelato lo splendido paesaggio.
Altri esempi conosciuti di savaguardia del territorio da parte dello Stato sono l’ecomostro di Punta Perotti edificato nel 1995 a Bari. Alla fine venne demolito nel 2006. Peccato che l’anno scorso la Corte europea abbia condannato lo Stato italiano a risarcine i propietari con la modica cifra di 49 milioni di euro. Becchi e bastonati.
Chissà chi risarcirà gli italiani e l’umanità intera (sarebbero da risarcire anche Flora e Fauna) per i danni incalcolabili crati dalle decine navi dei veleni affondate nel Mediterraneo. In questi loschi traffici hanno preso parte attivamente politici, membri del governo e servizi segreti, come racconta in una video intervista de «l’Espresso» il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, che aveva come referente diretto Ciriaco De Mita, con il quale l’ex boss della ‘Ndrangheta discuteva e fissava prezzi per lo “smaltimento” di rifiuti tossici. Ma oltre a tutelare il paesaggio ed il territorio italiano, i politici italiani si sono preoccupati anche di salvaguardare quello di altri Paesi come la Somalia, definita “pattumiera” da Craxi, per bocca di De Michelis. Secondo le parole di Fonti, uomini delle istituzioni si rivolgevano (e si rivolgono tutt’ora) alle mafie per “smaltire” rifiuti tossici di vario tipo, nucleari e chimici. Altro che trattativa Stato-Mafia, è una collaborazione amichevole fra soci. Lo sapeva bene Ilaria Alpi.
Anche per quanto riguarda la tutela del patrimonio storico non siamo messi bene. Proprio in questi giorni si celebra il settimo crollo in due anni all’interno della Villa dei Misteri a Pompei. Situazione analoga a Tivoli con il degrado di Villa Adriana, tanto che il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini, in occasione di un altro crollo, quello della Domus Aurea del 2010, ebbe a dire: «Temo che quello che è accaduto martedì alla Domus Aurea possa capitare anche a Villa Adriana».

Proseguiamo con l’analisi degli articoli della Costituzione italiana che sembra essere stata sospesa pro tempore. L’art. 11 dice chiaramente che «l’Italia ripudia la guerra», però poi fa le guerre a giro per il mondo (Afghanistan, Libia, Balcani, Iraq, guarda un po’ pure la Somalia, ecc..: dal dopoguerra ad oggi le forze armate italiane hanno partecipato ad almeno 120 operzioni militari, di cui 35 tutt’ora in corso), chiamandole “operazioni di pace”, di peace keeping, addirittura di “imposizione della pace” (peace enforcement). Ma le vanno a fare, queste missioni, con caccia bombardieri, cararmati e truppe d’assalto. Tanto paghiamo noi.

Vabbe’, potremmo proseguire, ma ci siamo capiti: praticamente la realtà del nostro Paese è tutto il contrario di quello scritto nella Costituzione.
Oltre alla sospenzione della Costituzione abbiamo in comune con l’Egitto il governo di tecnici. Solo che, nella terra degli antichi faraoni i tecnici sono subentrati per eliminare Morsi, da noi i tecnici i morsi, quelli della fame, li hanno accentuati.
La tattica, alla fine, è sempre la stessa: invece che guardare ai chiari di luna italiani si concentra l’attenzione sul dito egiziano. Perché da noi la Costituzione non è stata sospesa, è rispettata diligentemente sin dal giorno della sua approvazione.

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