Calderoli, gli orango non sono africani!

Calderoli fauna politica italiana
Il creatore di porcate e la fauna politica italiana.

In questo periodo estivo di golpe di Stato e larghe intese volevamo segnalare un sito, un social blog: I discutibili. In particolare la rubrica di Bortocal con i suoi commenti video. Da non perdere.
Volevamo inoltre rassicurare i nostri lettori sulla nostra apparente assenza durante le ultime settimane: si tratta più che altro di una non presenza. Se non siamo stati tanto attivi con il Nostro blog, lo siamo stati un po’ di più in altri blog.
Tanto per fare un esempio, ecco un commento che abbiamo appena fatto a questa Videolettera di un orango a Calderoli:

Se è per questo nemmeno Calderoli è “padano”. Pensa, c’ha pure la cittadinanza italiana. Anzi, c’ha solo quella italiana. Nemmeno un mezzo certificato ufficiale, una d.o.c., un qualcosa come il Grana.
Ci sono i neonazisti di Alba Dorata Italia che dicono che Calderone fa queste sparate, palesi cazzate che fanno indignare l’opinione pubblica, proprio per favorire la Kyenge e l’ascesa dei musulmani al governo.
Con tutte ‘ste sparate sembra lo sbarco in Normandia. Solo che il D-day, pur essendo stato il “giorno più lungo”, era comunque un giorno e basta. Da noi sono almeno vent’anni, porca miseria. Aridatece le guerre puniche!
Rimanendo in tema di fauna politica italiana, ma Calderoli non si è implicitamente autodefinito un “porco”? Se i poeti fanno le poesie, i cantanti le canzoni, i gelatai i gelati, ecc…, chi è che fa le porcate? Che poi non è pure un po’ merito suo e delle sue porcat..hem… della sua legge elettorale se la Kyenge è al governo?
Fra l’altro nelle dichiarazioni relative all’orango ravvediamo un evidente conflitto di interessi, visto che Calderone è chirurgo maxillo-facciale: non vorrà mica mettere le mani nel muso al ministro, inteso a livello professionale, e magari farsi pure pagare una porcell…hem… una parcella? No, perché la Cécile è medico oculista. Magari potrebbero farsi uno scambio di prestazioni professionali.
Roma ladrona, però sono tutti a Roma. Calderone è un altro di quelli che Kyenge e fotte.

Un saluto a tutti

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L’Egitto copia l’Italia e sospende la Costituzione

L’Egitto copia l’Italia e sospende la Costituzione
L’unica differenza: da noi il presidente non è ai domiciliari, anzi.

Il 3 luglio l’ANSA pubblica come notizia principale l’articolo dal titolo «Golpe in Egitto, sospesa la Costituzione», a proposito della crisi scoppiata al Cairo.

Ma perché, in Italia la Costituzione è ancora in vigore? Vediamo un po’, prendiamone un articolo a caso per vedere se viene rispettato. Cominciamo proprio con l’art. 1, parte dei principi fondamentali: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Già qui non ci siamo per niente, cominciamo proprio male. Che il nostro non sia un Paese democratico se ne sono ormai accorti quasi tutti, basta pensare agli ultimi governi Monti e Letta: un golpe al cerchio e uno alla botte. Altro che golpe d’Egitto. Per quanto riguarda il lavoro, c’è poco da dire, è un fatto notorio l’altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile. Il più alto registrato dal 1977, e solo perché prima non veniva registrato alcun dato. Quindi, come avevamo spiegato nell’articolo Delegittimazione dell’ordinamento giuridico italiano, delle due l’una: o l’Italia non è una Repubblica, o la Costituzione non ha più valore.

Che dire poi della sovranità, concetto mitologico e fantascientifico nel nostro Paese? Può defenirsi sovrano un popolo che “ospita” sul proprio territorio diverse basi militari di potenze straniere che per di più, come è stato reso noto proprio in questi giorni con la vicenda relativa al Datagate, spiano istituzioni e cittadini del Paese ospitante? In realtà, che fossimo sotto controllo, era ovvio anche ad un bambino. Non parliamo poi della “legge porcata” e ancor meno della sovranità monetaria: l’abbiamo persa da almeno una trentina d’anni. Stiamo in procinto di perdere pure la sovranità alimentare. La sovranità appartiene ormai ai banchieri e alle élites mondiali.

L’art. 3 stabilisce: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Purtoppo gli ostacoli lo Stato sembra metterli di continuo, visto che siamo uno dei Paesi con la burocrazia più paralizzante e con le tasse più alte del mondo. Questo triste primato contrasta anche con il seguente articolo della Costituzione, l’art. 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».
A giudicare l’andazzo di questi ultimi anni risulta evidente che lo Stato non abbia assolutamente promosso le condizioni necessarie ai cittadini per poter esercitare il proprio diritto al lavoro. Basta dare un’occhiata alle “riforme” in tema di occupazione dell’ultima decade. Per esempio la legge Biagi che ha lanciato la moda della “flessbilità”. Ovviamente la flessibilità, di 90° circa, è totalmente a carico dei lavoratori. Geniale poi, la trovata di dare alla normativa il nome di una persona morta ammazzata un anno prima dell’approvazione della legge, attribuendole una falsa paternità. Così se uno prova a criticare una legge palesemente disastrosa lo si mette in soggezione con un «ma che vuoi mancare di rispetto ai morti vittime di agguati?».
Meno male che poi è arrivata la riforma Fornero, sacrifici, lacrime e sangue, “Salva-Italia”. Si è visto come ci abbiano salvati.

Vediamo l’art. 5: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Peccato che l’Italia sia una colonia USA e che sia schiava dell’Europa e della sua burocrazia centralizzata. Bella l’autonomia locale dei vicentini succubi della U.S. Army arroccata e in continua espansione sul territorio Italiano. Oltre a spiarci, i militari USA utilizzando il nostro Paese come deposito di stoccaggio per un centinaio di testate nucleari (il numero preciso vallo a sapere), alla faccia degli italiani che hanno ribadito più volte il no nei confronti del nucleare. Se, a causa dei potenziali rischi, non vogliamo centrali nucleari che servirebbero a produrre energia elettrica, figuariamoci se siamo d’accordo ad utilizzare il nostro territorio e patrimonio come maggazzino per bombe atomiche, dalle quali può scaturire solo l’energia devastante di un’arma abominevole. Sorte analoga ai vicentini e ad altri cittadini italiani quella dei siciliani vittime delle imposizioni sul MUOS (Mobile User Objective System, un sistema di satelliti ad altissima frequenza probabilmente correlato alle armi non convenzionali della guerra climatica). Ah, che profumo di autonomia e sovranità!

Continuiamo con l’art. 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Non vi sentite presi per il culo? Perché a Noi sembra che, al massimo, l’impegno dello Stato italiano sia di promuovere la cultura e la ricerca, ma fuori dal nostro Paese. Forse abbiamo interpretato male la norma e va bene anche così. Però non siamo proprio convinti che i tagli alla scuola, alla ricerca, la burocrazia pachidermica e cazzi vari facessero parte della visione ideale dei padri costituenti. Con la nazione afflitta da una profonda depressione e migliaia di cervelli in fuga all’estero, l’unico problema del capo del governo in tutti questi anni è stata la figa nel cervello che probabilmente è servita a lenire solamente la sua, di depressione.
Meno male che invece il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico viene salvaguardato. Bellissimo il panorama offerto dal relitto della Costa Concordia che fortunatamente, a differenza dagli impegni presi, è ancora lì dopo un’anno e mezzo. Peccato per l’Isola del Giglio che rovina un po’ il quadro. La vicina Isola dell’Elba, nella quale veniva estratto il ferro, ha invece ispirato il nome del famoso colosso siderurgico Ilva, il cui impianto principale a Taranto è noto per aver tutelato lo splendido paesaggio.
Altri esempi conosciuti di savaguardia del territorio da parte dello Stato sono l’ecomostro di Punta Perotti edificato nel 1995 a Bari. Alla fine venne demolito nel 2006. Peccato che l’anno scorso la Corte europea abbia condannato lo Stato italiano a risarcine i propietari con la modica cifra di 49 milioni di euro. Becchi e bastonati.
Chissà chi risarcirà gli italiani e l’umanità intera (sarebbero da risarcire anche Flora e Fauna) per i danni incalcolabili crati dalle decine navi dei veleni affondate nel Mediterraneo. In questi loschi traffici hanno preso parte attivamente politici, membri del governo e servizi segreti, come racconta in una video intervista de «l’Espresso» il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, che aveva come referente diretto Ciriaco De Mita, con il quale l’ex boss della ‘Ndrangheta discuteva e fissava prezzi per lo “smaltimento” di rifiuti tossici. Ma oltre a tutelare il paesaggio ed il territorio italiano, i politici italiani si sono preoccupati anche di salvaguardare quello di altri Paesi come la Somalia, definita “pattumiera” da Craxi, per bocca di De Michelis. Secondo le parole di Fonti, uomini delle istituzioni si rivolgevano (e si rivolgono tutt’ora) alle mafie per “smaltire” rifiuti tossici di vario tipo, nucleari e chimici. Altro che trattativa Stato-Mafia, è una collaborazione amichevole fra soci. Lo sapeva bene Ilaria Alpi.
Anche per quanto riguarda la tutela del patrimonio storico non siamo messi bene. Proprio in questi giorni si celebra il settimo crollo in due anni all’interno della Villa dei Misteri a Pompei. Situazione analoga a Tivoli con il degrado di Villa Adriana, tanto che il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini, in occasione di un altro crollo, quello della Domus Aurea del 2010, ebbe a dire: «Temo che quello che è accaduto martedì alla Domus Aurea possa capitare anche a Villa Adriana».

Proseguiamo con l’analisi degli articoli della Costituzione italiana che sembra essere stata sospesa pro tempore. L’art. 11 dice chiaramente che «l’Italia ripudia la guerra», però poi fa le guerre a giro per il mondo (Afghanistan, Libia, Balcani, Iraq, guarda un po’ pure la Somalia, ecc..: dal dopoguerra ad oggi le forze armate italiane hanno partecipato ad almeno 120 operzioni militari, di cui 35 tutt’ora in corso), chiamandole “operazioni di pace”, di peace keeping, addirittura di “imposizione della pace” (peace enforcement). Ma le vanno a fare, queste missioni, con caccia bombardieri, cararmati e truppe d’assalto. Tanto paghiamo noi.

Vabbe’, potremmo proseguire, ma ci siamo capiti: praticamente la realtà del nostro Paese è tutto il contrario di quello scritto nella Costituzione.
Oltre alla sospenzione della Costituzione abbiamo in comune con l’Egitto il governo di tecnici. Solo che, nella terra degli antichi faraoni i tecnici sono subentrati per eliminare Morsi, da noi i tecnici i morsi, quelli della fame, li hanno accentuati.
La tattica, alla fine, è sempre la stessa: invece che guardare ai chiari di luna italiani si concentra l’attenzione sul dito egiziano. Perché da noi la Costituzione non è stata sospesa, è rispettata diligentemente sin dal giorno della sua approvazione.

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Auriti, il valore indotto e la proprietà della moneta

Giacinto Auriti, valore indotto e proprietà della moneta
Di chi sono i soldi e perché hanno valore?

In questo articolo analizzeremo il meccanismo reale che genera il valore della moneta e cercheremo di capire chi sia il proprietario della valuta di uno Stato all’atto di emissione.
Aristotele definì la moneta come “misura del valore”. Ma cosa è il valore? Lo spiega il professor Giacinto Auriti in uno dei suoi scritti: «Il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così, ad esempio, una penna ha valore perché prevediamo di scrivere; quindi il valore è un  rapporto tra il momento della previsione ed il momento previsto».
La definizione data da Aristotele, però, implica che la moneta sia anche “valore della misura”: ogni unità di misura infatti, possiede anche la qualità corrispondente a ciò che deve misurare. Come il metro che, misurando la lunghezza possiede anche la qualità della lunghezza, anche la moneta, misurando il valore, ha necessariamente intrinseca la qualità del valore, ossia, vale.
Ogni unità di misura è anche una convenzione ed ogni convenzione è una fattispecie giuridica, quindi anche la moneta è una fattispecie giuridica. Il simbolo, la convenzione monetaria, acquista valore semplicemente per il fatto che ci si mette d’accordo che lo abbia. La previsione che ognuno di noi accetti moneta in cambio di merce e viceversa ci induce ad accettare moneta a nostra volta per poi utilizzarla in cambio di prodotti. In poche parole: i soldi sono carta straccia che però acquistano valore solamente perché un’insieme di persone lo decide per convenzione, in previsione di poterli utilizzare. Siamo noi che diamo valore ai soldi. Ricordiamo, fra l’altro, che con la fine degli accordi Bretton Woods nel 1971 la moneta si sgancia completamente dalla riserva aurea, perdendo completamente la convertibilità in oro.

Giacinto Auriti parla di “valore indotto” della moneta, utilizzando il paragone con la dinamo che, per induzione, tramite il movimento, genera la corrente e quindi la luce. Le persone che decidono convenzionalmente di utilizzare una moneta, mettendola in circolo e facendola girare, le attribuiscono, le inducono valore. Il valore indotto del denaro è generato dalla rete di scambi tra i soggetti che stabiliscono di farne uso. Come la luce diventa più forte all’aumentare della velocità di rotazione della dinamo, anche il valore, la forza della moneta, risulta maggiore all’aumentare della sua messa in circolazione. È logico: più le persone utilizzano una moneta, più questa è richiesta e guadagna valore.
Sarebbe quindi naturale pensare che la proprietà della moneta intesa come simbolo, sia da considerarsi ovviamente di quell’insieme di persone che accettano per convenzione di attribuirle un valore. Per esempio nel caso della storica Lira italiana, potrebbe essere scontato pensare che la proprietà del conio fosse stata della collettività che le dava valore accettandola, ossia degli italiani. Purtoppo, almeno durante i suoi ultimi vent’anni, non è stato così. Chiedetevi perché dalle diciture “Biglietto di Stato” e “Repubblica Italiana” (come per esempio nelle vecchie 500 Lire di carta, il “Mercurio alato”), si sia passati alla dicitura “Banca d’Italia”, presente in tutte le ambite banconote in circolazione. La scritta “Repubblica Italiana” poteva essere letta soltanto nelle monete: allo Stato italiano era rimasto il solo diritto di conio degli spiccioli di poco valore.
Se la cosa potrebbe apparire di scarsa rilevanza, bisogna ricordare che la Banca d’Italia (Bankitalia S.p.A.) non è assolutamente di proprietà dello Stato italiano, ma una S.p.A. in mano a banche private.

Cosa c’entra la proprietà della moneta? È ovvio: per prestare qualcosa bisogna anche esserne i proprietari. E di chi è la proprietà della moneta, come ad esempio l’Euro, il Dollaro o la Lira? Come è possibile che, per esempio, la BCE generi dal nulla e presti soldi agli Stati facendosi pagare, per di più, degli interessi?
C’è un vuoto giuridico, ovviamente voluto da menti sopraffine. I banchieri, che muovono i fili di quei burattini chiamati politici, ottengono da sempre leggi a proprio favore. In questo modo possono arrogarsi il diritto di stampare moneta, usurpandolo agli Stati, che perdono così la propria sovranità, a cominciare da quella monetaria. Le banche centrali, in realtà private, si appropriano del valore indotto della moneta, il valore generato dai cittadini che decidono di utilizzarla. Questi usurai particolari addirittura prestano qualcosa che sarebbe di proprietà di altri. Stampano banconote dal nulla al costo di pochi centesimi (il valore intrinseco) e le prestano agli Stati per il valore riportato sulla banconota (il valore nominale) più gli interessi. Però, come abbiamo appena visto, il valore dei soldi non è generato, in realtà, dalla banca, ma dall’insieme di persone che convenzionalmente decidono di accettare una determinata valuta.
La proprietà della moneta dovrebbe essere dei cittadini che, stampando la propria unità di misura del valore, genererebbero un reddito di cittadinanza all’atto di emissione, sgravato fra l’altro degli interessi dovuti ad una banca privata.
Con il sistema imposto dalla dittatura bancaria tutto il denaro in circolazione, la massa monetaria, è essenzialmente un debito nei confronti della banca centrale. Per questo il debito pubblico diventa inestinguibile, come abbiamo spiegato nell’articolo Signoraggio Bancario: perché il debito è inestinguibile?

Faceva giustamente notare anni fa un famoso comico: «Se i soldi sono nostri, perché ce li prestano?».

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Tasso di mora a rischio usura nei mutui

Tassp di mora a rischio usura sui mutui
Bankitalia s.p.a. occulta leggi sconvenienti per i banchieri usurai.

Domenica 2 giugno 2013, nel programma Le Iene è andato in onda un interessantissimo servizio di Luigi Pelazza, relativo ai tassi di usura applicati dalle banche ai propri clienti durante la concessione dei mutui.

Ogni tre mesi la Banca d’Italia stabilisce il tasso massimo d’interesse, detto anche tasso di soglia, ossia gli interessi massimi che le banche commerciali possono applicare ai propri clienti quando richiedono un mutuo, un prestito o un fido. Se l’istituo di credito applica un tasso di interesse maggiore a quello consentito si parla allora di usura ed i clienti possono richiedere indietro i propri soldi attraverso le vie legali.
Come fare per sapere se sul proprio conto siano stati applicati degli interessi usurai per poter, in caso, far valere i propri diritti?
Per prima cosa bisogna recarsi alla banca e richiedere l’estratto conto. La banca è obbligata per legge a consegnare tutti i documenti relativi agli ultimi dieci anni. Servono anche il contratto stipulato con la banca al momento dell’apertura del conto corrente ed il contratto relativo al fido o al finanziamento che si intendono controllare. Possono essere controllati tutti i conti correnti, anche quelli già chiusi, purché i rapporto con la banca non sia terminato da più di dieci anni, altrimenti scatta la prescrizione.

Il presidente onorario dell’associazione “SOS utenti”  Gennaro Baccile, intersvistato da Pelazza, svela un fatto inquietante: circa il sessanta per cento dei contratti sui mutui ipotecari sarebbero da considerarsi “capestro”, nulli. Per calcolare il tasso di soglia infatti, oltre al tasso nominale annuo fissato nel contratto, va considerato e sommato anche il tasso di mora, che viene applicato nel caso della mancata puntualità nel pagamento delle rate.
Viene fatto l’esempio di un contratto del 2010 dove il tasso del mutuo applicato dalla banca al cliente è del 5,60 per cento. In apparenza, essendo il tasso di soglia del momento dell’ 8,04 per cento,  sembrerebbe tutto in regola, ben al di sotto dei tassi di usura. Il problema è che, nello stesso contratto, viene fatta firmare al cliente anche una clausola in cui il tasso di mora è fissato al 3 per cento, che sommato al tasso nominale annuo del 5,60 per cento, supera la soglia limite d’interesse dell’ 8,04 per cento. In questo caso il contratto è da considerarsi nullo. E c’è di più: non solo la banca è obbligata a restituire gli interessi percepiti anteriormente (sempre nel limite dei dieci anni della prescrizione), ma il cliente non dovrà pagare alcun interesse sulle rate successive. Il contratto non ha validità anche se la banca non ha applicato gli interessi di mora, è illegittimo solo per il fatto di esser stato firmato, essendo un contratto considerato usurario fin dall’origine. Dice la legge 1815, comma 2 del Codice Civile: «Se sono convenuti interessi usurari, non sono dovuti interessi».

Prosegue l’intervistato: «Dai dati esposti sul sito della Banca d’Italia apprendiamo che i mutui firmati ancora attivi nei bilanci delle banche ammontano ad un totale di 800 miliardi di euro. Gli interessi percepiti dalle banche su questi muti sono di 40 miliardi di euro all’anno. Se il 60 per cento di questi contratti sono da considerarsi capestri, vuol dire che il 60 per cento di questi 40 miliardi deve essere restituito ai mutuatari, ossia 24 miliardi».
Ovviamente se domani mattina tutte le vittime di usura bancaria si recassero alla propria filiale per ricevere indietro i propri soldi, le banche chiuderebbero dichiarando fallimento. Un concetto simile al bank run, la corsa agli sportelli, di cui parliamo nell’articolo I veri evasori usano il contante? (Quarta Parte).
La sentenza n. 350 del 2013 della suprema Corte di cassazione riassume il comportamento scorretto delle banche condannate per interessi usurari: «Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi».
Alcune famiglie alle quali le banche avevano messo all’asta la casa poiché in ritardo con il pagamento della rata del mutuo, hanno ottenuto una sospensiva dal tribunale proprio a causa dei tassi di mora troppo elevati, da usura. E molto probabilmente, oltre a tenersi la casa, dovranno anche essere risarcite dalle banche.

La parte agghiacciante del servizio comincia con l’intervista del direttore centrale della Banca d’Italia Carmelo Barbagallo. Il direttore evita palesemente di rispondere sul tema della legge che regolamenta l’usura bancaria, la 108 del 1996, che modifica il Codice Civile proprio con il famoso comma 2 della legge 1815 sopra riportata. Barbagallo ammette la dovuta restituzione dei soldi, da parte della banca, nel caso in cui gli interessi di mora oltrepassino il tasso di soglia, ma sorvola con un giro di parole a proposito dell’esenzione del cliente dal pagare qualsiasi interesse futuro. Una bella differenza, oltre che concettuale, pure di soldi.
Il direttore centrale della Banca d’Italia è talmente in difficoltà, che addirittura all’improvviso la signora dell’ufficio stampa interrompe l’intervista con la scusa che questo sia “un altro argomento” e chiede se si voglia parlare di “usura” o di “mutui”. Pelazza risponde prontamente: «Vogliamo parlare di usura sui mutui!». E quando prova per l’ennesima volta ad avere chiarimenti da Barbagallo sul fatto che gli interessi sul muto non siano più dovuti, il direttore continua ad evitare di rispondere fino a che, nuovamente, l’ufficio stampa interrompe l’intervista dicendo: «Non ve lo può dire». Sì, proprio così.
Promettono poi, quelli della Banca d’Italia, un’intervista con un esperto, un arbitro bancario, che ovviamente il giorno successivo non può riceverli. Nessuno vuole ammettere che, in caso di usura da parte di una banca su mutui e prestiti, il cliente non dovrà pagare più nessun interesse, oltre ad aver diritto alla restituzione degli interessi sulle eventuali rate precedenti.

Attenzione, però, come dice giustamente Pelazza: «Ora avete tutti gli strumenti per far valere i vostri diritti. Se fossi in voi non aspetterei molto. Perché basta un giorno qualunque in parlamento, una firma, la legge cambia e …».

Ecco il servizio completo sul sito ufficiale de Le Iene.

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C’è da fidarsi dell’EUROGENDFOR?

Eurogendfor: Lex Paciferat
L’oscura forza di polizia europea tanto dimenticata dai media.

L’EUROGENDFOR è la Forza di Gendarmeria Europea (EGF) che nasca a Noordwijk, in Olanda, il 17 settembre 2004, in seguito ad un trattato fra 5 Paesi: Italia, Spagna, Olanda, Francia e Portogallo. È una polizia militare a carattere sovranazionale, costituita «con lo scopo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire alla Politica di Difesa e Sicurezza Comune (PSDC)».
La sede operativa, inaugurata il 23 gennaio 2006, è a Vicenza, presso la Caserma “Gen. Antonio Chinotto”. Nella stessa caserma il 1 marzo 2005 è stato istituito il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (Center of Excellence for Stability Police Units, CoESPU), con lo scopo di addestrare e formare le forze di “pace” nelle operazioni di peacekeeping. A capo del CoESPU è preposto un generale dei carabinieri ed un colonnello statunitense come vicedirettore. Considerando che a Vicenza c’è anche Camp Ederle (Caserma Ederle), avamposto del esercito USA (USARAF, United States Army Africa conosciuto anche come SETAF, Southern European Task Force, Task Force del Sud Europa, oltre ai famosi “soldati del cielo”, gli sky soldiers della 173rd Airborne Brigade Combat Team, la 173a Brigata Aerotrasportata), sarebbe da chiedersi dove sia andata a finire la sovranità dell’Italia.

Nel sito ufficiale si legge: «EUROGENDFOR può essere considerata come uno strumento integrato finalizzato a condurre missioni di polizia in diversi teatri, inclusi quelli destabilizzati, a supporto dell’Unione Europea (EU), l’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO), le Nazioni Unite (NU), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europea (OSCE) o eventuali coalizioni ad hoc».
Il 18 ottobre 2007, i Paesi dotati di polizia militare firmano il Trattato di Velsen, in Olanda: Italia (Arma dei Carabinieri), Spagna (Guardia Civil), Olanda (Koninklijke Marechaussee), Francia (Gendarmerie) e Portogallo (Guarda Nacional Republicana). Il trattato viene ratificato dall’Italia il il 28 aprile 2010 con la legge 84 del 14 maggio 2010.
Molti osservatori hanno sottolineato diversi passaggi inquietanti in alcuni articoli del trattato di Velsen (qui il testo dal sito ufficiale e qui una traduzione in italiano). Leggiamone qualcuno.

Capo I
Disposizioni generali

Articolo 4
Missioni e compiti

  1. Conformemente al mandato di ciascuna operazione e nel quadro di operazioni condotte autonomamente o congiuntamente ad altre forze, EUROGENDFOR deve essere in grado di coprire l’intera gamma delle missioni di polizia, tramite la sostituzione o il rafforzamento, durante tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi.
  2. Le Forze EGF possono essere poste indifferentemente alle dipendenze dell’autorità civile o del comando militare.
  3. EUROGENDFOR potrà essere utilizzata al fine di:
    • condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
    • monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attività d’indagine penale;
    • assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence;
    • svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti;
    • proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;
    • formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;
    • formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

Capo VI
Disposizioni in materia di personale

Articolo 14
Ingresso e soggiorno

Con riferimento alla normativa in materia di immigrazione ed alle formalità giuridiche relative all’ingresso ed al soggiorno, il personale del QG permanente ed i loro familiari non sono assoggettati alla normativa in vigore nello Stato ospitante che si applica agli stranieri.

Capo VII
Privilegi e immunità

Articolo 21
Inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi

  1. I locali e gli edifici di EUROGENDFOR saranno inviolabili sul territorio delle Parti.
  2. Le autorità delle Parti non potranno entrare nei locali e negli edifici di cui al comma 1 senza il preventivo consenso del Comandante EGF o, ove possibile, del Comandante della Forza EGF. Tale consenso sarà presunto in caso di calamità naturale, incendio o qualsiasi altro evento che richieda l’adozione immediata di misure di tutela. In altri casi, il Comandante EGF o, ove possibile, il Comandante della Forza EGF, esaminerà con attenzione qualsiasi richiesta di autorizzazione inoltrata dalle autorità delle Parti per entrare nei locali e negli edifici, senza pregiudicare gli interessi di EUROGENDFOR.
  3. Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti.

Articolo 22
Immunità da provvedimenti esecutivi

Le proprietà e i capitali di EUROGENDFOR e i beni che sono stati messi a sua disposizione per scopi ufficiali, indipendentemente dalla loro ubicazione e dal loro detentore, saranno immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo in vigore nel territorio delle Parti.

Articolo 23
Comunicazioni

  1. Le Parti adotteranno tutte le opportune misure necessarie a garantire il regolare flusso delle comunicazioni ufficiali di EUROGENDFOR.
  2. EUROGENDFOR ha il diritto di ricevere e trasmettere messaggi codificati, come pure di inviare e ricevere corrispondenza e plichi ufficiali tramite corriere o in cassette sigillate, che non potranno essere né aperte né trattenute.
  3. Le comunicazioni indirizzate ad EUROGENDFOR o da questa ricevute non possono essere oggetto di intercettazioni o interferenza.

Capo IX
Indennizzi

Articolo 28
Rinuncia

  1. Ciascuna Parte rinuncerà a pretendere ogni indennizzo dalle altre Parti in caso di danno procurato alle sue proprietà nell’ambito della preparazione e dell’esecuzione dei compiti di cui al presente Trattato, comprese le esercitazioni, qualora tale danno:
    • sia stato causato dal personale di EUROGENDFOR nell’esecuzione dei propri compiti previsti dal presente Trattato; o
    • sia derivato dall’uso di qualsiasi veicolo, nave, aereo, armi o altro equipaggiamento di proprietà dell’altra Parte ed utilizzato dai suoi servizi, a condizione che il veicolo, la nave, l’aereo, l’arma o l’equipaggiamento che ha provocato il danno sia stato usato nel quadro del presente Trattato; o che il dannosia stato provocato ai beni così utilizzati.

Articolo 29
Danno a terzi

  1. […]
  2. […]
  3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

Capo X
Disposizioni finanziarie e diritti patrimoniali

Articolo 33
Consiglio finanziario

  1. È istituito un Consiglio finanziario, formato da un esperto finanziario nominato da ciascuna delle Parti. […]

Articolo 34
Spese

  1. Le attività di EUROGENDFOR prevedono tre tipi di spese:
    • spese comuni;
    • spese dello Stato ospitante riguardanti il QG permanente;
    • spese nazionali.

Tutto il personale EUROGENDFOR risponderebbe, quindi, esclusivamente al CIMIN, il Comitato Interministeriale di Alto Livello, composto dai Ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. A quanto pare questa sconosciuta polizia militare europea godrebbe di enormi privilegi e di una totale immunità. Un’altro pezzo di sovranità nazionale in meno.
C’è anche da notare la questione delle «spese dello Stato ospitante riguardanti il QG permanente». Lo Stato ospitante ovviamente è l’Italia che, oltre al QG permanente di Vicenza, sembrerebbe avere anche un’altissima spesa pubblica permanente.
Chissà perché, pur avendo ormai qualche anno, la creazione e l’operatività della polizia militare europea è stata completamente ignorata dai grandi media.
E pensare che alcune associazioni di carabinieri hanno intravisto la fine dell’Arma proprio nella costituzione dell’EUROGENDFOR. Una notizia che sicuramente non merita attenzione.

Grazie alle sue peculiarità, l’EGF sembra esser stata creata in previsione delle crescenti sommosse dovute alla crisi finanziaria. Alcuni blogger riferiscono la sua presenza nelle rivolte scoppiate ultimamente in Grecia. In effetti, insurrezioni popolari e guerre civili, sono scenari operativi ideali per una polizia militare progettata, molto probabilmente, dagli ideatori della crisi finanziaria stessa.
Il motto che appare nello scudo dell’emblema della Forza di Gendarmeria Europea recita “LEX PACIFERAT”, “la legge porta la pace”. Verrebbe da dire: «Dura pax, sed pax».

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Abbiamo perso anche la sovranità alimentare?

Abbiamo perso anche la sovranità alimentare?
Coltivare un orto sarà illegale se non impossibile.

Oltre ad averci tolto la sovranità  monetaria, come prevedibile, le potenti élites dei Signori Oscuri stanno accelerando le manovre per privarci totalmente anche della sovranità alimentare.  Alcuni mezzi utilizzati per raggiungere tale scopo sono ormai abbastanza noti, come ad esempio la manipolazione climatica o la creazione di sementi brevettate e modificate geneticamente (ricordiamo i semi “Terminator” e “Zombie” prodotti dalla Monsanto: i primi producono piante con semi sterili che costringono il coltivatore a ricomprare i semi brevettati ad ogni ciclo; i secondi producono piante alle quali la fertilità deve essere “risvegliata” e stimolata attraverso l’applicazione di prodotti chimici, ovviamente brevettati). Altri mezzi sono meno conosciuti, presumibilmente poichè più subdoli o di “nuova generazione”.

Da qualche anno a questa parte sono perfino riusciti ad inventarsi un nuovo disturbo piscologico: l’ortoressia (ortorexia). In poche parole: le persone che vogliono mangiare cibi sani sarebbero ora affette da una malattia mentale. Recentemente avete cominciato ad evitare di mangiare l’abbacchio tutti i giorni perché l’inattività fisica della vita moderna vi ha ridotto ad una palla di lardo e perciò vi siete imposti di nutrirvi principalmente con insalatone e macedonie di frutta? Allora, probabilmente, dovreste considerare l’idea di farvi visitare dallo strizzacervelli. Potreste essere ortoressici, afllitti cioè, da una psicopatologia alimentere, alla stregua dell’anoressia. Non preoccupatevi però: per il momento il vostro disturbo magari non è considerato grave come quello di un pedofilo. Al massimo, un poco più serio di un semplice tic. Bel modo di incoraggiare la sana alimentazione, vero?

Come se non bastasse, i tecnici di questa burocrarchia vogliono sottrarci la sovranità alimentare anche a livello legale.
Dal 1998, una direttiva comunitaria regola la commercializzazione e lo scambio di sementi, stabilendo che debbano essere riservati esclusivamente alle compagnie sementiere, vietandolo agli agricoltori. Nel luglio dello scorso anno, la Corte di giustizia europea, ha rimarcato la questione con una sentenza nella quale si impone il divieto assoluto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non siano scritte nel catalogo ufficiale europeo.

Ultimamente si sta diffondendo la notizia relativa al “Plant Reproductive Material Law”, una legge proposta dalla Commissione europea con la quale si vorebbe mettere fuorilegge il “coltivare, riprodurre o commerciare” sementi di ortaggi che non siano stati “analizzati, approvati ed accettati” da un nuovo apparato burocratico europeo, l’Agenzia delle Varietà Vegetali europee. Ben Gabel del Real Seed Catalogue afferma che con questa legge si vuole «stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala». Spiega Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali: per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti. Quindi, non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali. Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo. Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono. Questa legge uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea», ovviamente a vantaggio della multinazionali del settore.

In pratica tutti i semi, gli ortaggi, le piante ed i giardinieri dovranno essere registrati. L’orto del nonno potrebbe diventare illegale e voi parenti di un criminale.
Le assurde “teorie complottiste” denunciate per anni da quelli che sembravano solamente un branco di paranoici schizzoidi, prendono  sempre più consistenza in quella che viene definendosi come un’inquietante realtà.
Su Natural News Mike Adams dichiara: «Questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta». In questa maniera i tecnici dell’ImpEuro consegnano «il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Adams precisa che «i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi». Praticamente, un modo per scoraggiare i piccoli produttori che saranno così costretti a sostenere tutte le spese burocratiche: registrazione della denominazione di varietà, controlli, analisi, esami e richieste. «Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione, ma negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario», prosegue Mike Adams. Per esempio, nella normativa, nella parte relativa alla semplificazione delle procedure per le varietà amatoriali, non viene assolutamente nominato il Defra (Department for Environment, Food and Rural Affairs), il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali. In poche parole la maggior parte delle sementi sarà fuorilegge. «Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina diventerà un atto criminale», conferma Adams, secondo il quale i governi starebbero «prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà e ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale».

La perdita della sovranità alimentare era stata teorizzata profeticamente dallo stesso Adams nel suo libro Freedom Chronicles 2026 nel quale, in uno scenario distopico con leggi draconiane, i semi sono oramai diventati illegali ed il protagonista vive attraverso il contrabbando di sementi, sfidando la tirannia della Monsanto.
Purtoppo, la realtà si sta sempre più avvicinando a questa inquietante visione fantascientifica. Conclude infatti Mike Adams: «Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale. Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini e cospirano con le multinazionali come la Monsanto. Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo». Le élites mondiali vogliono il dominio totale sulla catena alimentare, strappandoci una libertà fondamentale: il diritto all’alimentazione, la sovranità alimentare.

Come non ricollegare tutto ciò all’oscuro Codex Alimentarius, creato nel 1963 sotto il controllo della F.A.O. (Food and Agricolture Organization) e l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità), comprendente un corpus di leggi sull’alimentazione: norme per i prodotti alimentari, codici di igiene, valutazione dei pesticidi, limiti dei residui di pesticidi, linee guida dei contaminanti, valutazione degli additivi alimentari, valutazione dei farmaci in veterinaria. Il Codex Alimentarius ha, per esempio, reso illegale la Vitamina C in dosi giornaliere superiori ai 180 mg.
Ecco i link al sito disinformazione.it dove potrete leggere un ottimo articolo sui risvolti pericolosi del Codex Alimentarius ed uno sull’ormai nota banca dei semi finanziata proprio da Monsanto, Syngenta, Fondazione Rockefeller, Pioneer Hi-Bred (allo studio di OGM per conto della DuPont) e Bill Gates. La banca delle sementi, ricordiamo, è situata ad un migliaio di chilometri dal Polo sull’isola di Spitsbergen, parte dell’arcipelago di Svalbard nel mare di Barents e sarebbe stata progettata per conservare i semi di tre milioni di varietà di piante da tutto il mondo. È una fortezza a prova d’intruso che ben lascia presagire gli scenari e gli eventi previsti per l’umanità da questa sinarchia di arconti.

Oltre alla sovranità monetarià, non facciamoci fregare pure la sovranità alimentare.

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Obsolescenza programmata e morte legale

Obsolescenza programmata e morte legale
La distruzione come mezzo per uscire dalle crisi.

Il termine “obsolescenza pianificata”, o “obsolescenza programmata” (planned obsoloscence o built-in obsolescence in inglese), compare per la prima volta nel 1932 nell’opera intitolata Ending the depression through planned obsolescence dell’autore Bernard London, un’agente immobiliare che aveva elaborato un piano per risollevare e far uscire dalla grande depressione gli Stati Uniti.
Il saggio, oltre ad esordire con un accenno agli studi di Robert Malthus sull’incremento demografico, criticava le persone che, a causa della crisi, avevano cominciato ad utilizzare i prodotti dell’industria, i beni di consumo, per «un periodo più lungo rispetto a quello previsto dalle statistiche basate su esperienze precedenti». Quindi proponeva di fissare una scadenza, una “morte legale”, per qualsiasi bene di consumo (dal cibo agli edifici): una data oltre la quale l’oggetto in questione avrebbe dovuto essere distrutto e sostituito con uno più nuovo. In questa maniera Bernard London pensava di poter ungere in maniera costante gli ingranaggi dell’apparato industriale nazionale.

Quando l’azienda chimica DuPont, negli anni trenta, cominciò a produrre una nuova fibra sintetica molto resistente chiamata nylon che venne presto utilizzata per la creazione di calze da donna di gran lunga più difficili da smagliare rispetto a quelle in circolazione, divenne ovvio che la durabilità del prodotto risultava dannosa per gli affari. Così DuPont incaricò i propri ricercatori di indebolire la rivoluzionaria fibra che avevano creato.
In realtà almeno già dal 23 dicembre 1924 l’obsolescenza pianificata era stata messa in pratica da un gruppo di industriali, o meglio, un cartello: Phoebus. I principali produttori europei e statunitensi di lampade ad incandescenza, si erano riuniti a Ginevra per stabilire di accorciare deliberatamente la vita delle lampadine da loro prodotte, ovviamente per poterne vendere quantità maggiori ed incrementare notevolmente i profitti. Il Cartello Phoebus (Phoebus Cartel) decise quindi di abbassare la vita media delle lampade ad incandescenza da 30mila ore a solamente mille ore, limite definito «ragionevole aspettativa di vita, ottimale per la maggior parte delle lampadine». Le compagnie che avrebbero superato tale limite sarebbero state punite con penali proporzionali alla durata “in eccesso” delle lampadine prodotte.
La società dalla quale il cartello prese il nome era già stata registrata a Ginevra nel 1916 con il nome Phoebus S.A. Compagnie Industrielle pour le Développement de l’Éclairage.

Gli accorgimenti presi dalle compagnie ai fini dell’obsolescenza programmata variano dall’utilizzo di materiali scadenti e rapidamente deteriorabili, fino all’uso di componenti e sistemi elettronici programmati per smettere dopo un tempo precedentemente stabilito, come ad esempio le stampanti moderne che cessano di funzionare al raggiungimento di un certo numero di copie. Un altro metodo è quello di rendere l’eventuale riparazione dell’oggetto estremamente lenta, macchinosa e costosa che conviene comprarne direttamente un modello nuovo. Sempre per rimanere in tema di stampanti, tutti sanno che al momento di terminare l’inchiostro nelle cartucce, è sempre più conveniente comprare una stampante nuova completa, che acquistare il solo ricambio di cartucce.
Spesso l’obsolecenza di un prodotto che deve essere sostituito da uno nuovo viene inculcata nella mente degli acquirenti attraverso campagne pubblicitarie: si parla in questi casi di obsolescenza percepita o obsolescenza simbolica.

Se anche a voi è capitato di aver dovuto cambiare la batteria del vostro ipod comprato nel 2003 dopo solamente un anno e mezzo, non meravigliatevi: era progettato per durare 18 mesi. Anche questa è obsolescenza programmata, baby!

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